Storia della Sezione

di Giovambattista Condarelli

Premessa

La Sezione catanese del Club Alpino Italiano esiste da oltre 25 lustri. Un arco di tempo tanto vasto da potersi parlare di storia della Sezione, storia legata a filo doppio con quella della Città, del suo territorio e della sua Montagna. Questa storia viene ora raccontata in queste pagine.

Il racconto, però, si ferma ai suoi primi 100 anni. Anche in un'associazione infatti, così come in ogni gruppo sociale di questo mondo, esistono le opinioni, le tendenze, le diverse maniere di intendere gli scopi da prefiggersi e da raggiungere. Ci è sembrato quindi non giusto raccontare gli ultimi decenni, quelli cioè, che hanno per protagonisti gli stessi personaggi che oggi, reggono, animano o semplicemente frequentano la Sezione. Ci penseranno i nostri consoci del 2025, oggi spensierati giovani e forti camminatori, ad aggiungere, con l'equilibrio e la ponderatezza che solo il trascorrere del tempo può dare, un altro quarto di secolo a questa storia.

Houël: L'Etna vista da est
Houël: L'Etna vista da est
Pietroburgo - Museo dell'Hermitage

Il Contesto

Il contesto nel quale nasce la Sezione catanese del Club Alpino Italiano è il mondo degli studiosi e degli appassionati di Storia Naturale dell'Ottocento catanese. E in questo mondo la presenza del grande vulcano alle porte della città è più che incombente: è una perenne, continua fonte di attrazione, di stimolo, di voglia di cimentarsi e di conoscere. Questa attrazione in verità data ben prima dell'Ottocento: troviamo sull'Etna due autentici escursionisti, che ci tramandano le loro avventure, le loro scoperte e le loro emozioni, addirittura a metà del Cinquecento.

Uno è Anton Giulio de Amodeo detto il Filoteo, che lascia più volte la sua Castiglione con un paio di amici e si avventura sul vulcano, risalendolo dalla parte di Linguaglossa, su un percorso che sfiora Monte Baracca e che si inerpica quindi sull'erta che sovrasta la vasta pineta di Piano Provenzana e dintorni, da lui chiamata ″Schiena del Leone″. L'altro è Tommaso Fazello, che da Sciacca viene a Catania e da qui sale sul vulcano.

Nel Settecento è la volta di numerosi viaggiatori italiani e stranieri, che inseriscono l'Etna nei loro tour, mentre diversi eruditi catanesi scrivono testi, memorie, relazioni. A Nicolosi nasce il mestiere di guida alpina. Una di esse, Biagio Motta, detto il Ciclope, è ricordata da più di uno scrittore e la sua immagine ci è stata tramandata da Jean Houël (*).

Ma è con l'Ottocento che la frequentazione dell'Etna da parte degli studiosi supera l'eccezionalità per diventare un fatto normale. Ed ha inizio, sommessamente, un fenomeno nuovo. Qualcuno comincia ad andare in montagna perchè gli piace, e non soltanto perchè deve ″studiare″ il vulcano. Il concetto di attività sportiva, cioè di un'attività che esula dalla propria professione e dal mero studio e che, viceversa, si impernia sul diporto, cioè sullo svago, sia pur associato a forme di ricerca e di osservazione, comincia a prendere piede. Non è più un'anomalia il fatto che un avvocato, o un possidente o un impiegato, mettano di tanto in tanto da parte la loro attività quotidiana e si cimentino in un'ascensione per puro piacere, anche se poi torneranno con notizie, con informazioni, con dati scientifici, per paludare di scienza qualcosa che in realtà è stata una sana giornata di svago all'aria libera.

Per i catanesi il governo borbonico realizza nel 1835 qualcosa che giunge a proposito: una bellissima carrozzabile che da Barriera del Bosco porta velocemente a Nicolosi. Sono 14 chilometri guadagnati. Adesso, con una carrozza, ci si può portare ad una distanza dalla cima dell'Etna, tale da ridurre ad appena due giorni il tempo occorrente per l'escursione: una vera comodità. Tra un sabato e una domenica si va sul cratere e si torna.

E nel resto del Paese? L'Italia è unita dal 1861. E non del tutto: mancano ancora il Trentino e la Venezia Giulia. Essa è anche una nazione che si affaccia in Europa, e le comunicazioni si fanno sempre più efficienti. Niente radio e televisione, ma la stampa periodica si è ormai diffusa e viaggia bene attraverso il continente e la penisola. Certo, non esistono edicole ad ogni angolo di strada e l'approccio con la carta stampata è ancora un fenomeno elitario, ma le notizie circolano. E a Catania si viene a sapere che in molte città italiane stanno nascendo delle Sezioni di un Club a diffusione nazionale, che raduna gli appassionati della montagna, fondato a Torino nel 1863: il Club Alpino Italiano.


* Jean-Pierre Louis Laurent Houël (Rouen, 28 giugno 1753 – Parigi, 14 novembre 1813) fu un incisore, pittore e architetto francese, autore di numerose relazioni di viaggi tra cui Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malta et de Lipari (1782 - 1787).

L'emulazione

Ma cos'era successo a Torino nel 1863? Un idea originale o l'emulazione di qualcosa fatto da altri? E cos'era successo in Inghilterra, a Birmingham, nel 1857?

Era successo che l'alpinismo era entrato a fa parte del costume a un punto tale da far nascere una nuova idea: fondare un'associazione per raggruppare i suoi adepti, già numerosissimi, in modo che essi potessero paragonare i resoconti delle loro ascensioni e scambiarsi informazioni. Il sistema migliore per far conoscere i particolari, le caratteristiche dei diversi itinerari, le condizioni in cui si trovavano le montagne. Il progetto prende piede, appunto a Birmingham, nel 1857 grazie a William Mathews e alcuni amici, al ritorno da un'ascensione sul Finsteraarhorn. In base al secondo paragrafo dello Statuto, lo scopo che questo Club si propone di raggiungere è quello di creare la buona intesa fra gli alpinisti, di sviluppare l'alpinismo e la esplorazione della montagna nel mondo intero, la conoscenza più approfondita della montagna grazie alla letteratura, alla scienza ed alle arti.

Nasce l'Alpine Club. Già: Alpine Club senza nessuna specificazione della nazione di appartenenza. Non serve, è il primo e non ve ne sono altri. Ma passano solo 6 anni ed il 12 agosto 1863 quattro galantuomini riuniti sulla punta del Monviso - il calabrese Giovanni Barracco, i fratelli Paolo e Giacinto di Saint-Robert e Quintino Sella, Ministro delle Finanze del nuovo Regno d'Italia, concepiscono l'idea di fondare nel nostro paese un Club Alpino, a somiglianza di quanto recentemente è stato fatto in Inghilterra e in Austria. I presupposti che si erano creati all'ombra dell'Etna, si erano avuti, a maggior ragione, all'ombra delle Alpi: un'avanguardia avventurosa di parroci, cacciatori e montanari valsesiani e valdostani che vivendo sul posto, avevano obbedito all'impulso misterioso di salire, di andare a vedere cosa c'è sugli alti ghiacciai, cosa c'è oltre le creste che limitano l'orizzonte consueto della valle natia, avevano contagiato anche i cittadini.

Scrive Massimo Mila (*): A Torino un gruppo di questi, gentiluomini, studiosi, agiati professionisti, benestanti, scienziati - che evadevano dalle costrizioni della vita della città percorrendo le Alpi, per lo più col pretesto di compiere studi geologici, cominciò a gravitare attorno a Quintino Sella. Questa era la dignitosa copertina scientifica con la quale essi giustificavano di fronte a se stessi, magari di fronte ai genitori, consorti superiori, relazioni sociali e mondane, quella loro strana smania che li spingeva fuori dalle comodità della vita civile, a faticare e sudare per greppi incolti, a dormire in fienili, a nutrirsi di polenta e latte, a sbrindellarsi gli abiti tra gli sterpi e le rocce.
A vederli oggi effigiati in fotografa, così autorevoli nei loro alti colletti duri, con la catena d'oro sul panciotto, così precocemente anziani, secondo il costume ottocentesco, con le loro barbe e i loro mustacchi folti, si stenta a credere che fossero degli sportivi come noi, gente che aveva un sovrappiù di energia da spendere rispetto alla media dell'umanità, e che molto probabilmente anch'essi, appena si erano lasciati alle spalle le mura della città e le solenni dimore del patriziato torinese, si comportavano come scolari in vacanza, scherzavano, si canzonavano, dicevano delle sciocchezze, scoppiettavano di quel buon umore irresistibile che viene indotto dal sano esercizio fisico all'aria aperta.


* Massimo Mila (Torino, 14 agosto 1910 – Torino, 26 dicembre 1988) è stato un musicologo, critico musicale e alpinista italiano.

Si fonda la Sezione

Ma torniamo a Catania. E' in questo contesto che il 24 aprile 1875 in una sala del Grande Albergo si riuniscono i signori: Adolfo Angst, prof. cav. Giovanni Boltshauser, dott. Giuseppe Bonanno Vinci, prof. Domenico Amato, prof. Giuseppe Pulvirenti, col. Francesco Veneti, prof. Santi Giuffrida, prof. Antonino Amore, Salvatore Aradas, Gaetano Carmelo La Ciura, Giuseppe Chines, Venturino Caravella e Gustavo Herbort. Sotto la presidenza provvisoria del dott. Bonanno, si dà lettura del Progetto dì Regolamento Sezionale, che viene approvato. Nasce pertanto la Sezione di Catania del Club Alpino Italiano, denominata ancora ″Sezione Alpina″ di Catania. La riunione si conclude con un pranzo.
Il successivo 6 maggio si svolgono le prime elezioni sociali e vengono eletti:

Poichè, per gli studi che la Sezione dovrà compiere, sarà indispensabile consultare spesso gli studi già fatti dall'Accademia Gioenia, si conviene di nominare Presidente Onorario il prof. Andrea Aradas, naturalista e primo Direttore dell'insigne Accademia. Ma chi sono costoro? Del prof. Boltshauser sappiamo che è Direttore dell'Osservatorio Meteorologico dell'Università di Catania, mentre il prof. Aradas è noto per diversi studi di argomento zoologico.

Il successivo 20 maggio 1875 si delibera di istituire 4 commissioni, dette ″sottosezioni″, allo scopo di istruire i seguenti argomenti:

  1. Fissare le tariffe per le vetture da Catania a Nicolosi, per le Guide e per i muli da Nicolosi all'Etna. Raggiungere un'intesa col dott. Giuseppe Gemmellaro per ottenere qualche restauro alla Casa degli Inglesi.
  2. Compilare una nota contenente le notizie più interessanti sulla geologia, la mineralogia, la flora, la fauna ed il clima dell'Etna e dintorni, ed un compendio sulle eruzioni e sui terremoti etnei.
  3. Raccogliere e compilare la descrizione dei luoghi più pittoreschi e interessanti dell'Etna e delle vicinanza e notizie biografiche e storiche dei principali personaggi che hanno visitato l'Etna.
  4. Raccogliere dati statistici, osservazioni, notizie, pubblicazioni, proposte e progetti che possano essere utili alla Sezione.

Le elezioni si svolgono ogni anno e già due anni dopo la fondazione, troviamo vistosi avvicendamenti nella composizione della dirigenza: presidente è il comm. Domenico Bonaccorsi marchese di Casalotto e suo vice l'avv. Adolfo Pantano; Segretario il dott. Salvatore Aradas e suo vice il sig. Sebastiano Speciale; Cassiere Federico Liebrich-Ruesch, mentre nasce la funzione di Direttore per quelle che appaiono come le due attività precipue del Sodalizio: il past presidente prof Boltshauser è nominato Direttore delle Scienze, mentre il dott. Bonanno Vinci è Direttore delle Guide. In realtà soltanto quest'ultima carica si rivelerà utile e sopravvivrà per mezzo secolo. L'altra è creata dai dirigenti del momento perchè auspicano un'ampia pratica di ricerca scientifica nell'ambito del sodalizio: ma ormai si gioca a carte scoperte; si vuole andare in montagna perchè ci si diverte e ci si esalta, non soltanto per studiarla.

Questo nuovo consiglio provvede a ritoccare il Regolamento Sociale ed a pubblicarlo.

L'art. 1 così recita:

La Sezione del Club Alpino di Catania ha per iscopo la completa conoscenza delle montagne siciliane e specialmente dell'Etna, mediante escursioni, ascensioni ed esplorazioni scientifiche e descrizioni in iscritto e per le stampe. Appartengono alla sua sfera d'azione la Flora, la Fauna, la Mineralogia, le Acque Termali, la Geologia e la Topografia, la Orografia e le osservazioni meteorologiche, gli studi sul rimboschimento e sulla pastorizia; le raccolte d'insetti, di piante, di rocce e di fossili, il lato artistico e pittoresco dei monti ed i costumi dei loro abitanti. Le escursioni de' Soci possono farsi anche per puro diletto e per puro esercizio ginnastico, senz'alcuno scopo scientifico.

Nel Consiglio del 1877, composto da 7 membri, tutti hanno una specifica funzione. La quota associativa annuale è di Lire 20, delle quali 8 devono essere inoltrate alla Sede Centrale. Sia per emulare l'attività di altre Sezioni CAI, sia soprattutto per l'effettiva esigenza di dotare le zone sommitali della montagna di qualche ricovero fruibile da tutti gli alpinisti; per rendere più confortevole la sosta notturna durante l'ascensione al Cratere, la Sezione inizia il suo impegno su di un fronte che si rivelerà il più impegnativo di tutti: quello sul quale decine di presidenti e centinaia di consiglieri impegneranno la parte predominante delle loro energie: i Rifugi alpini.

La Casa degli Inglesi
La Casa degli Inglesi in una incisione dell'epoca

La Casa degli Inglesi

Nel 1804 lo studioso Mario Gemmellaro aveva costruito a proprie spese una modesta casupola nel pianoro adiacente ai ruderi della Torre del Filosofo e battezzato tale ricovero ″la Gratissima″. Il fratello Carlo, che fra i tanti suoi impegni era anche medico a servizio della flotta britannica di stanza a Messina, nel 1811 aveva accompagnato in escursione al cratere alcuni ufficiali di Sua Maestà e li aveva alloggiati alla Gratissima. Questi, riconoscenti e affascinati dal viaggio, avevano offerto un contributo per la costruzione di un edificio più ampio e comodo, sito accanto al primo, che era stato chiamato in loro ricordo ″Casa degli Inglesi″ e che fu utilizzata per oltre mezzo secolo.

Così nell'agosto 1876 la Sezione stipula con la famiglia Gemmellaro un contratto della durata di 12 anni per usufruire della Casa degli Inglesi; detta anche Casa Etnea.

Il biglietto per alloggiare alla Casa Etnea (o Casa degli Inglesi), costa L. 2,50 e viene emesso direttamente dalla Sezione. Le Guide portano in un apposito berretto, una placca di rame con il numero identificativo. Al ritorno dall'escursione essa presenterà al viaggiatore il proprio brevetto su cui questi dichiarerà se è soddisfatto o meno dell'opera prestata.

Le Guide

Sul fronte delle Guide, il 1° gennaio 1877 si stampa il primo Tariffario per le Ascensioni sull'Etna ed il primo Regolamento delle Guide. Per essere accompagnati da Nicolosi al Cratere Centrale e viceversa occorrono L. 8 senza vitto e L. 10 con vitto. Da Nicolosi alla Casa Etnea e viceversa, dal 15 maggio al 31 ottobre si pagano L. 10 mentre dal 1° novembre al 15 maggio bastano L. 6. Quando non c'è luna piena si aggiunge un giovanetto, detto garzone, per portare la lanterna nella salita del cono centrale per il gran cratere. Per carbone e candele alla Casa Etnea occorrono L. 1,50.

Il biglietto per alloggiare alla Casa Etnea (o Casa degli Inglesi), costa L. 2,50 e viene emesso direttamente dalla Sezione. Le Guide portano in un apposito berretto, una placca di rame con il numero identificativo. Al ritorno dall'escursione essa presenterà al viaggiatore il proprio brevetto su cui questi dichiarerà se è soddisfatto o meno dell'opera prestata.

Le Guide approvate sono:

  1. Contarino Antonino, Capo delle Guide
  2. Gemellaro Giuseppe
  3. Carbonaro Antonino
  4. Carbonaro Antonio
  5. Consoli Salvatore
  6. Anastasio Giuseppe
  7. Carbonaro Vincenzo
  8. Leonardi Antonino
  9. Leonardi Alfio
  10. Gemellaro Antonio
  11. Galvagno Pietro
  12. Gemellaro Salvatore

Per recarsi ai Monti Rossi si offrono altre Guide:

  1. Carbonaro Salvatore, Capo delle guide
  2. Contarino Antonino
  3. Rizzo Gaetano
  4. Chità Salvatore
  5. Anastasio Giuseppe
  6. Chità Carmelo
  7. Contarino Nunzio

L'anno 1880

Il 15 marzo 1880 il Regolamento Sezionale viene nuovamente modificato e si ritorna all'impostazione del 1875, con un Consiglio di 9 membri fra cui 5 consiglieri senza alcuna delega specifica. Viene eletto presidente colui che è e ancor più diventerà un grande vulcanologo: Orazio Silvestri. Questi ha per vice il nobile Mario Carcaci Paternò Castello e fra i consiglieri, oltre al fedelissimo dottor Giuseppe Bonanno Vinci, il barone Benedetto Majorana della Nicchiara e un giovane che frequenterà per decenni la Sezione, ricoprendo tutti gli incarichi, fino a diventarne presidente: l'avv. Antonio Ursino Recupero.

Nell'art. 1 scompare curiosamente la frase: Le escursioni de' Soci possono farsi anche per puro diletto e per puro esercizio ginnastico, senz'alcuno scopo scientifico.

Esiste da appena cinque anni e già la Sezione ottiene il privilegio di organizzare il Congresso Alpino nel 1880. Esso ha luogo dal 16 al 20 settembre; con due sedute, inframmezzate da un'escursione sull'Etna cui partecipano 80 alpinisti provenienti da tutta Italia.

Nel 1881 Giuseppe Bertuccio Scammacca succede nella carica al prof. Orazio Silvestri, per poi cedere il posto ad Enrico Grimaldi barone di Serravalle. Con lui si realizza la prima presidenza di notevole lunghezza: circa 7 anni, quando ritornerà al timone Bertuccio Scammacca, per traghettare la Sezione nel XX secolo.

L'osservatorio vulcanologico
L'Osservatorio in una foto d'archivio

L'Osservatorio vulcanologico

Negli anni ′70 dell'Ottocento, la Casa degli Inglesi è un alloggio ben misero, umido, piccolo e decisamente poco accogliente. Trascorrervi una notte, significa uscire all'alba stremati dal freddo e con gli arti doloranti per la scomodità dei giacigli.

Nel 1876 l'energico Direttore dell'Istituto Centrale di Meteorologia e Geodinamica di Roma, prof. Pietro Tacchini, suscita un movimento di energie per la costruzione di un edificio ben più imponente, con il contributo finanziario del Governo e degli Enti locali. Tacchini viene delegato dal governo a trattare con la famiglia Gemmellaro l'acquisto della Casa degli Inglesi, per essere incorporata nel nuovo edificio. Nel 1879 nasce così l'Osservatorio Astronomico ″Vincenzo Bellini″, solo in seguito trasformato in Osservatorio Vulcanologico. Sorge a quota 2942, è di proprietà del Ministero della Pubblica Istruzione e viene dato in consegna all'Università di Catania.

Ma gli alpinisti non vi possono accedere. Il C.A.I. contatta allora il prof. Tacchini e lo invita a partecipare alla riunione del Consiglio Direttivo del 2 maggio 1881. All'uopo viene approvata una bozza di convenzione che diventerà operativa nel momento in cui sarà concluso l'acquisto. A partire dal 1881 l'Università dà in concessione alla Sezione C.A.I. di Catania due ambienti più un servizio per adibirli a rifugio. Superando qualche occasionale dissapore, la Convenzione fra C.A.I. di Catania e Università viene periodicamente rinnovata. Il 26 maggio 1888, con l'approvazione del Ministero dell'Agricoltura, si ribadisce la consegna al C.A.I. di Catania dei predetti locali, consegna che avviene il 26 luglio. Questa disposizione viene confermata con una convenzione registrata al n° 5649 il 27 marzo 1894. Tale convenzione andrà rinnovata di tre anni in tre anni e per mezzo secolo circa la funzione di Capo delle Guide del C.A.I. coinciderà con quella di custode dell'Osservatorio per conto dell'Università.

Nel 1898 l'Osservatorio viene collegato con una linea telefonica al paese di Nicolosi. mentre negli anni '20, per iniziativa del prof. Gaetano Ponte, verrà dotato di acqua corrente grazie all'ingegnosa realizzazione di un condensatore applicato sulla fumarola esistente a breve distanza dall'edificio, chiamata anche 'vulcarolo'. Il condensatore, dapprima rudimentale, fu in seguito costruito in una versione più efficiente dall'ing. Malerba, Capo dell'Ufficio Tecnico dell'Università, e rappresenterà un esempio modernissimo di sfruttamento di fonti energetiche alternative. L'edificio viene intitolato a Vincenzo Bellini, mentre il rifugio alpino, negli anni '50, sarà intitolato alla memoria di un escursionista caduto in montagna: Giovannino Cagni. La costruzione è dotata inizialmente di una cupola per le osservazioni astronomiche, ma si constata ben presto che le frequenti piogge di cenere e lapilli rovinano i delicati specchi degli strumenti, che vengono riportati in città. Successivamente sarà utilizzato per studi di meteorologia e, soprattutto, come ricovero per gli studiosi di vulcanologia. A seguito di questo cambiamento di destinazione d'uso, a cavallo del secondo conflitto mondiale, la cupola semisferica verrà sostituita da un elemento cilindrico con copertura conica.

La concessione del rifugio al CAI, rinnovata di tre anni in tre anni, durerà, con qualche interruzione, per tutta la vita dell'Osservatorio. Custodi fra i più noti furono le guide Cristoforo Montesanto, Alfio Barbagallo, il di lui figlio Vincenzino e Giovanni Carbonaro, ancora vivente. Nel 1964 il rifugio Cagni, mentre era custode V.Barbagallo, disponeva di 24 cuccette, impianto a termosifone ed acqua calda e fredda.

L'Osservatorio Vulcanologico sarà distrutto nell'aprile 1971 da un'eruzione le cui bocche si apriranno a poche centinaia di metri alle sue spalle, fra la costernazione degli appassionati dell'Etna che erano stato tante volte confortevolmente accolti fra le sue mura.

L'anno 1882

Ma torniamo al 1882 con la sede del C.A.I. in Via Lincoln, l'attuale Via Antonino di Sangiuliano, al civico 197. Del Consiglio Direttivo fanno parte Alberto Peratoner, il prof. Squillaci, il dott. Giuseppe Bonanno Vinci, l'ing. Antonino Calabrò, l'ing. Antonio Battaglia, il cav. Giuseppe Zappalà Asmundo ed il prof. Vincenzo Mollame. Oltre a questi, negli anni ′80 troviamo fra i consiglieri Nunzio Consoli Marano, Augusto Zamboni, l'avv. Agatino Perotta, Luigi Garano, il marchese Giuseppe di Sant'Alfano, Giacomo Abbate e udite, udite, lo scrittore Federico De Roberto.

Ma qual è il profilo dei membri del Consiglio Direttivo in questo scorcio di fine secolo? Di alcuni di loro non sappiamo nulla, ma di altri scopriamo che sono politicamente impegnati nella guida amministrativa della Città. Infatti nel 1890, anno dell'inaugurazione del magnifico nuovo Teatro Massimo Bellini, la Giunta Comunale vede come sindaco il Marchese del Toscano, socio della Sezione, e tra gli assessori Enrico Grimaldi di Serravalle, Giuseppe Bertuccio Scammacca e Antonio Sapuppo Asmundo, probabilmente il padre di Giovanni, che salirà alla presidenza nel 1913.

All'attività sociale squisitamente alpinistica, si affianca l'organizzazione di alcune escursioni durante le quali, grazie alla provata attitudine dei soci a camminare su percorsi lunghi ed ostici, è possibile visitare in maniera originale e più completa diversi obbiettivi di rilevanza turistica e culturale. Il 9 febbraio 1882, durante una riunione del Consiglio Direttivo, vengono proposte le escursioni della stagione:

  1. A Centuripe, passando per Catenanuova e, visitando le zolfare
  2. A Castrogiovanni, con visita alle miniere
  3. In Valle del Bove con obbiettivo i Monti Centenari
  4. A Mompilieri, con visita degli scavi e della Grotta delle Palombe
  5. A Motta S. Anastasia, con passaggio dai Sieli

In Sezione i giovani scalpitano. Nasce la voglia di realizzare qualche impresa altisonante: il 7 agosto 1882, dopo lunghi preparativi e discussioni in Consiglio, i soci Vincenzo Mollame, Eduardo Amato, Giuseppe Bertuccio Scammacca, Morasca e Antonio Ursino Recupero intraprendono un'escursione a piedi da Catania a Messina, della quale riportano una relazione ed una documentazione fotografica. I pernottamenti avvengono a Milo, Francavilla di Sicilia, Novara di Sicilia, Castroreale Terme, Barcellona Pozzo di Gotto, Monforte Sangiorgio e Rometta, Messina via Dinnamare.

Il 31 luglio 1882, durante una riunione del Consiglio Direttivo si propone di installare un verricello a sedia per scendere nella Grotta delle Palombe a Nicolosi e di acquistare un cannocchiale da installare sui Monti Rossi. Il Servizio delle Guide è ormai rodato e in piena efficienza e il 24 novembre 1882 il Comune di Nicolosi invia alla Sezione congratulazioni per la sua organizzazione. Le Guide esternano il desidero di essere dotate di una uniforme.

Alle elezioni sociali del 27 aprile 1884 vengono confermati Delegati alla Sede Centrale i professori Filotà e Mattirolo.

II ″battesimo del fuoco″

Nata nel 1875, la Sezione si cimenta dopo appena 4 anni con la prima eruzione etnea. Essa è accompagnata da una ricca fase esplosiva; che determina la nascita di diversi coni vulcanici; poi battezzati ″Umberto e Margherita″, in onore dei giovani principi di Casa Savoia. A seguito di essa una lingua di lava scende in direzione nord nord-est fino ad attraversare la carrozzabile che da Linguaglossa porta a Randazzo, poche centinaia di metri dopo Passopisciaro. Ma il luogo di apertura delle bocche è lontano e impervio e sono pochi i soci che riescono a visitarne i luoghi. Orazio Silvestri, vulcanologo, scrive e pubblica un'accurata descrizione dell'evento, dal titolo Sulla doppia eruzione dell'Etna scoppiata il 25 maggio 1879, conservata presso la Biblioteca sociale.

Un'occasione migliore si manifesta nel 1883, quando la ″Montagna″ si squarcia proprio sul versante sud, a quota 1200, per una breve eruzione. In città non esiste alcun servizio pubblico destinato al controllo degli eventi vulcanici ai fini della pubblica incolumità, e pertanto i soci del C.A.I. si sentono in dovere, attesa la loro particolare predisposizione e specializzazione, di essere lo strumento per informare puntualmente le pubbliche autorità e la città di Catania, e ciò non soltanto a scopo scientifico, ma anche per predisporre quanto necessario per eventuali interventi, diremmo oggi, di Protezione Civile.

Il 22 marzo 1883 il socio Antonio Ursino Recupero, trentenne, dona alla Sezione fotografie e negativi scattati durante l'eruzione dell'Etna. In Consiglio viene stabilito che una guida si rechi ogni giorno da Nicolosi a Catania per riferire presso la sede del Club sull'andamento dell'eruzione. Durante tutto lo svolgimento della stessa, le autorità e la stampa attingono notizie dai bollettini emessi dalla Sezione.

Nell'aprile dello stesso anno il Consiglio Direttivo delibera l'acquisto di tende alpine da mettere a disposizione dei soci e promuove la creazione di una biblioteca Si accantonano L. 200 per la futura costruzione di un ricovero nella Valle del Bove. I dirigenti del C.A.I. di Catania 'sentono' di appartenere ad un sodalizio di respiro nazionale e sanno utilizzare le opportunità che derivano dal far parte di una grande famiglia. Prima di scegliere il tipo di tenda da acquistare, scrivono a diverse Sezioni del nord e infine, con successiva delibera, scelgono quelle suggerite dalla Sezione di Vicenza.

Proprio allo scopo di cementare il rapporto con i consoci di tutta l'Italia il 24 gennaio 1884 si delibera di inviare al prof Tacchini un'oblazione di L. 30 per la costruzione del Rifugio-asilo sul Cimone e di mandare a Torino per una esposizione alcune fotografie dei socio Ursino Recupero, materiale dell'ultima eruzione ed un saggio di flora etnea. Il bilancio preventivo per l'anno 1885 prevede entrate ed uscite per L. 2980.

Quella del 1883 è però soltanto un modesto assaggio della pericolosità dell'Etna. Appena tre anni dopo il vulcano concede il bis, mettendo gravemente a repentaglio proprio l'abitato di Nicolosi, il paesino che, per la sua posizione fra Catania ed il gran cratere è frequentato e ben conosciuto da tutti.

L'anno 1886

Nel corso del 1886 il Consiglio ringrazia il socio dott. Stefano Reitano per le preziose informazioni fornite durante l'eruzione dell'Etna. Si delibera di battezzare coi nome di ″Monte Gemmellaro″ il cratere generato dalla stessa, in ossequio anche al voto espresso dalle popolazioni limitrofe all'eruzione. La Sede Centrale invia un sussidio di L. 300 a favore dei danneggiati dall'eruzione. Alla vicepresidenza sale il prof. Vincenzo Mollame.

Sul fronte delle Guide

Durante la seduta del 8 giugno 1883 il vicepresidente Damiano Macaluso propone di concedere il libretto di guida ad Anastasi Santo e Difazzio Giovanni di Linguaglossa, che sono stati ben sperimentati a seguito dell'escursione alle bocche del 1879. Ma esistono anche le sanzioni disciplinari: nel 1888 si delibera di chiedere a Bonanno, Direttore delle Guide, di sospendere fino a nuovo ordine le guide Alfio Sotera ed Antonino Mazzaglia, mentre il 7 agosto 1888, a seguito di numerosi reclami giunti al C.A.I. in cui gli vengono attribuiti comportamenti lesivi del decoro del Corpo delle Guide, il capo delle guide Gaetano Rizzo viene sollevato dall'incarico. Gli subentra il trentaduenne Cristoforo Montesanto (1856-1945), che manterrà la carica per oltre 30 anni e che costituirà un caposaldo della presenza del C.A.I. sull'Etna.

Scomparso il Direttore delle Guide Giuseppe Bonanno Vinci, nicolosita, socio fondatore della Sezione, viene nominato al suo posto Raffaele Zerilli, mentre il sacerdote Angelo Bonanno, fratello del defunto dott. Giuseppe, ne viene nominato Direttore onorario.

Si tenta di ampliare il Servizio delle Guide, fin'ora limitato al centro di Nicolosi, ad altri centri etnei. Il 1° settembre 1888 il Consiglio Direttivo conferma le guide, allievi guida e portatori esistenti, con la riammissione nei ruoli della guida Contarino. Delibera di costituire presso i centri di Belpasso, Pedara, Zafferana, Linguaglossa e Biancavilla una stazione di guide e, con missiva a firma del Direttore delle Guide R. Zerilli, chiede ai rispettivi sindaci di comunicare i nominativi degli aspiranti. A Nicolosi, il 9 settembre 1888 vengono consegnati i libretti alle Guide, Allievi Guida ed ai Portatori della stazione.

Cambio della guardia

Il 31 marzo 1889 viene eletto il nuovo Consiglio Direttivo, così composto:

Nell'aprile 1889 una breve crisi porta Giuseppe Bertuccio Scammacca a rifiutare la carica di presidente, ma nel successivo mese di giugno egli accetta. Il 7 aprile l'avv. Antonio Ursino Recupero viene nominato Direttore delle Guide, mentre il 28 il prof. cav. Michele Filotà viene confermato Delegato alla Sede Centrale.

Il 29 giugno 1889 avviene a Nicolosi un fatto increscioso denunziato dal maggiore dei Reali Carabinieri Boyer, riguardante l'allievo guida Pietro Oca. Viene istituita una commissione d'inchiesta sul fatto. Successivamente si giunge ad opportuni chiarimenti fra il maggiore e la Sezione ed il primo promette di instaurare un proficuo rapporto di collaborazione fra i suoi subalterni di stanza nei paesi ove vi siano guide alpine e le stesse.

L'8 agosto1889 la guida Antonio Calvagno viene nominato custode dell'Osservatorio ″Vincenzo Bellini″. Negli anni 1889-91 a Nicolosi esercisce un albergo-trattoria ″Liotta″, il cui titolare chiede di potersi fregiare del titolo di ″fornitore del CAI″, in cambio di trattamenti di favore nei riguardi dei soci. Il Liotta però non si comporta in maniera sempre soddisfacente ed il titolo gli viene più volte ritirato e riconcesso.

La Casa Cantoniera
La Casa Cantoniera in una foto d'archivio

Nasce la Casa Cantoniera

La realizzazione dell'Osservatorio ha risolto i problemi dell'alloggio ad alta quota. Rimane, per rendere più agevole e sicura l'ascensione al cratere, la necessità di un altro posto tappa a una quota intermedia fra Nicolosi e l'Osservatorio, essendo Casa del Bosco inadatta perchè posta troppo in basso. Giunge provvidenziale il concerto fra gli interessi scientifici del prof. Pietro Tacchini, già protagonista della costruzione dell'Osservatorio, quelli del prof. Annibale Riccò, socio della Sezione e Direttore dell'Osservatorio di Astrofisica dell'Università di Catania e quelli di studio ma anche di diletto dei soci della Sezione catanese del C.A.I., molti dei quali docenti universitari. Nel dicembre 1890 il prof. Tacchini scrive alla Sezione informandola di aver fatto redigere un progetto e della possibilità di un finanziamento. Nel successivo gennaio 1891 il prof. Riccò trasmette ufficialmente il progetto. Compito della Sezione sarà quello eminentemente operativo, di scegliere il sito, di procurare il terreno e di appaltare i lavori, dopo avere ovviamente reperito gli ulteriori fondi necessari.

II CAI, di concerto con il prof. Riccò, individua il sito ideale in un'area posta alla base dei Monti Castellazzi, a quota 1880 a sud ovest della Montagnola, appena al di fuori della fascia boschiva del versante sud dell'Etna. II terreno risulta essere di proprietà di nobili spagnoli, eredi di un certo conte Sobradiel, le cui proprietà sono amministrate dal dott. Giuseppe Salomone di Biancavilla. Individuato l'erede, nella persona del conte di Belchite, residente a Madrid, questi, nel luglio 1891, dona al C.A.I. un piccolo appezzamento di terreno.

Ricorrendo alla già sperimentata solidarietà fra le Sezioni C.A.I. d'Italia, nel gennaio 1892 il presidente Bertuccio Scammacca invia una lettera circolare per ottenere sussidi per la costruzione del nuovo rifugio. Il preventivo, redatto dall'ing. Mascari, assistente dell'Osservatorio Astrofisico, ammonta a 2.000 lire. Il prof. Tacchini riesce ad ottenere dal Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio un contributo di 500 lire. Nel 1993 giungono 100 lire dalle Sezioni C.A.I. di Napoli e di Milano, 30 da quelle di Torino e di Roma. Minori cifre giungono da altre Sezioni. Particolarmente significativo il contributo di L. 30 della Società Alpina delle Giulie, con sede a Trieste: italiana quindi, ma facente parte ancora dell'Impero austro-ungarico. Da parte sua, la Sezione stanzia 500 Lire.Con la promessa di L. 300 da parte della Sede Centrale del C.A.I., il presidente Bertuccio Scammacca si decide ad accogliere il sollecito inviatogli nel marzo 1894 dal prof. Riccò, il quale gli invia anche il calcolo della cubatura dei muri e così, il 28 giugno 1894, durante una riunione di Consiglio Direttivo, si affida ai signori Pasquale Scandurra, Giuseppe Balsamo e Antonio Tomaselli l'appalto per la costruzione della Casa Meteorico Alpina (detta poi Casa Cantoniera), per L. 1674,15 nonchè una cisterna di m 2 di diametro e m 2 di profondità per la somma aggiuntiva di L. 250.

Il progetto della Casa Meteorico-Alpina prevede due locali, uno per l'Università e l'altro per il CAI, con un ballatoio, una cisterna e dei servizi in comune. Durante la costruzione si decide di aggiungere una ″tacca″ per conservare la neve. Alla fine del 1897 il Rifugio è pronto e il C.A.I. vi appone una targa per ricordare il dono del Conte di Belchite che, informatone, ringrazia. Nel giugno 1898 esso è pienamente funzionante, ma il CAI, con l'ausilio del Capo delle Guide Cristoforo Montesanto, prosegue nei lavori, aggiungendo una piccola stalla. Montesanto sarà per oltre vent'anni il principale referente del C.A.I. per i problemi della Casa Meteorico-Alpina.

L'edificio, per decenni unica struttura nel raggio di diversi chilometri, sarà utilizzato per molteplici attività. Nel 1908 il prof. Buscaglioni, Direttore dell'Orto Botanico di Catania, chiede al C.A.I. l'autorizzazione per addossare al muro di ponente della Cantoniera un piccolo laboratorio alpino. Decenni dopo vi si installerà un minuscolo osservatorio dell'Aeronautica Militare. I custodi della Casa Cantoniera furono quasi sempre gli stessi dell'osservatorio e le vicende dei due edifici correranno pressochè parallele. Della Casa Cantoniera se ne dovrà separare dapprima il CAI, come vedremo più avanti; poi se ne disfarrà la stessa Università. Ormai di proprietà di alcuni privati l'edificio scomparve nel 1983, spazzato via da una devastante eruzione.

L'eruzione del 1892: I Monti Silvestri

L'Eruzione si manifesta il 9 luglio 1892 con la formazione di una bottoniera di crateri fra quota 2025 e 1800 sul versante sud del Vulcano, in un'area oggi tagliata in due dalla provinciale Zafferana - Rifugio Sapienza. Dura 173 giorni e si distende per circa 7 chilometri, fino a costeggiare i monti Rossi dal lato di levante, poco al di sopra di Nicolosi, a quota 970. Termina il 29 dicembre dello stesso anno. I due crateri che costituiscono l'apparato eruttivo principale vengono intitolati al vulcanologo Orazio Silvestri (Firenze 1835 - Catania 1890).

L'eruzione viene seguita con la massima attenzione e quasi giornalmente giungono in Sezione telegrammi inviati dalle Guide o da semplici soci che informano sul suo andamento. Il 7 agosto 1892 l'assemblea dei soci si riunisce per battezzare i nuovi crateri sorti a seguito di essa e sceglie il nome ″Monti Silvestri″; che la spunta per poco su ″Monte Recupero″. Orazio Silvestri infatti, past presidente della Sezione è morto prematuramente all'età di 55 anni nel 1890.

Sul fronte delle Guide

Il 27 gennaio 1893 durante un Consiglio Direttivo si leggono lettere del Capoguida Cristoforo Montesanto e del custode dell'Osservatorio Bellini, Antonio Galvagno, che comunicano che l'edificio ha subito gravi guasti e lesioni. Negli anni 1896 - 98 il prof. Annibale Riccò, direttore dell'Osservatorio Astrofisico di Catania e consigliere della Sezione, si fa promotore della costruzione di una linea telefonica fra Nicolosi e l'Osservatorio ″V. Bellini″. Alla spesa partecipano la Sede Centrale del C.A.I. con L. 200 e la Sezione con almeno L. 50. Il costo complessivo è di oltre 1500 lire. II telefono sarà a disposizione sia dell'Università che del CAI. La linea viene inaugurata nell'ottobre del 1898.

Il 21 marzo 1893 vengono radiate perchè non più abili, le Guide: Francesco Mazzaglia e Salvatore Consoli. Vengono promossi a Guida: Alfio Leto, Salvatore Gemmellaro e Antonio Germanà.

Il 26 maggio 1898 si aggiornano le tariffe per tutti i servizi delle Guide Alpine e per i pernottamenti alla nuova Cantoniera. Nel 1901 raggiungono i 60 anni di età e vengono messi a riposo le guide Galvagno Pietro, Carbonaro Antonio, Germanà Antonio, mentre Mazzaglia Antonino è da poco defunto. Al loro posto subentrano gli allievi Leonardi Salvatore fu Antonio, Germanà Antonino fu Antonio, Carbonaro Salvatore di Antonio e Sotera Matteo fu Alfio.

Sia i soci che le guide, fedeli ad una consolidata tradizione, non mancano di farsi apprezzare per l'attività di accompagnamento su una montagna che costituisce sempre più l'elemento principale di attrazione per chi mette piede in Sicilia e che è attratto in qualche maniera dal desiderio di avventura. A cavallo del secolo mettono i piedi per la prima volta in Sicilia gli alpini, o, più esattamente, gli artiglieri da montagna. E infatti di stanza a Messina il 22° Reggimento di Artiglieria, che comprende una Batteria da Montagna. Il 3 agosto 1901 questo reparto effettua al gran completo una traversata dell'Etna in due giorni, sul percorso Nicolosi - Osservatorio - Randazzo e viene guidata lungo il percorso dalle Guide etnee. Il comandante invia alla Guida Domenico Caruso un ringraziamento, elogiando il Corpo per la sua efficienza.

L'episodio si ripete 9 anni dopo, quando, assieme agli artiglieri da montagna, è lo stesso comandante del Reggimento che effettua l'escursione e, successivamente, scrive al Presidente della Sezione, attestando che l'opera prestata dalla Guida di codesto Club Alpino Magrì Sig. Salvatore, fu degna di encomio perchè compiuta con intelligenza, zelo ed interessamento.

La Dirigenza all'alba del Novecento

Il 9 marzo 1902 il Consiglio Direttivo è così composto:

Sapuppo Asmundo risulta Direttore delle Guide.

II 15 gennaio 1903 la Sezione lascia la sede di Via Lincoln 197 e si trasferisce in Via Stesicoro Etnea, al n° 206. li successivo 15 marzo si delibera di concedere al sig. Vitaliano Brancati, interprete di lingua inglese, l'alloggio gratuito sia alla Cantoniera sia al Rifugio Alpino (nome con cui viene definito l'Osservatorio), in quanto egli accompagna sovente escursionisti forestieri e ciò può portare ad un'ampia frequentazione del vulcano.

Il 6 gennaio 1904 il Consiglio discute la richiesta del sig. Giuseppe Balsamo di Nicolosi, proprietario di un albergo. Questi assicura miglioramenti allo stesso e promette di destinare una stanza ad ufficio del C.A.I. a Nicolosi a condizione di essere nominato vicecapoguida, di poter fregiare l'albergo dello stemma del C.A.I. e di potersi nominare fornitore e rappresentante della Sezione a Nicolosi. Addolcita da mille complimenti, la richiesta viene rigettata.

Nello stesso anno la Sezione pubblica un opuscolo di 24 pagine intitolato ″All'Etna″, con testi del vicesegretario Antonino Corsaro, sintetica ma efficace guida all'ascensione del Vulcano, da mettere a disposizione dei turisti. Essa inizia con un tariffario che comprende trenta voci diverse: dal noleggio delle carrozze da Catania a Nicolosi e ritorno, a scelta a uno o due cavalli, alla tariffa delle guide; o degli allievi guida o dei portatori; dal noleggio dei muli, di guanti di lana ed alpenstock all'acquisto di candele; dal pernottamento alla Casa Cantoniera a quello presso il Rifugio Osservatorio. Si precisa che i soci del C.A.I. non pagano il biglietto di accesso e pernottamento ai predetti rifugi, mentre quelli dei Club Alpini esteri devono sborsare 4 lire. I soci del C.A.I. di Catania hanno altresì sconti sulle tariffe delle guide. E' poi prevista e tariffata una breve escursione nei dintorni di Nicolosi con visita alla Grotta delle Colombe e giro per i Tre Altarelli.
A titolo di esempio, se due turisti non soci del C.A.I. intendono effettuare un'escursione al Cratere con partenza da Catania e ritorno in città l'indomani sera, utilizzando una veloce carrozza a due cavalli fino a Nicolosi e poi chiedono una guida ed un mulo per compiere l'ascensione da Nicolosi alla sommità, pernottando all'Osservatorio, dovranno sborsare complessivamente 23 lire ciascuno per i diversi servizi.
L'opuscolo ci informa quindi di tre graziosi alberghi esistenti a Nicolosi, e descrive quindi dettagliatamente tutto il percorso da appena fuori il paese, fino alle Zone Sommitali, passando da Casa del Bosco, Cantoniera, inerpicandosi per la Timpa del Barile, attraversando il Piano del Lago, e sfiorando quindi i resti; allora ben visibili, della Torre del Filosofo. Al ritorno non si tralascia uno sguardo all'interno della Valle del Bove e una breve descrizione del suo paesaggio.

Il 3 dicembre 1905 la Sezione si è procurata un piccolo locale a Nicolosi. In Consiglio si delibera di provvedere all'acquisto di qualche arredo ed al trasferimento degli oggetti di proprietà della Sezione che attualmente trovasi presso l'abitazione del Capo delle Guide Cristoforo Montesanto. Si prega il consocio Greguzzo di provvedere a far ristampare alcune vecchie fotografie e di farne eseguire di nuove per dotare la Sezione di un adeguato Archivio Fotografico. Viene stanziata la somma di L. 20 per una giornata di lavoro di un tal fotografo Portoghese, che dovrebbe riportare da questa giornata non meno di 4 negativi ben riusciti.

Il sig. Vitaliano Brancati, pur favorito dal CAI, non mostra un carattere facile. Il 2 febbraio 1906 il Consiglio Direttivo discute ancora del suo reclamo avverso il Capo delle Guide Cristoforo Montesanto.

Le Guide nel primo decennio del Novecento

Il 26 agosto 1907, essendo Direttore delle Guide il cav. Giovanni Sapuppo Asmundo, il Consiglio Direttivo radia dal servizio le guide Antonino Leonardi, per malattia e Nunzio Contarino per raggiunti limiti d'età (60 anni). Per contro vengono promossi a guida:

  1. Macrì Salvatore fu Antonino di anni 38
  2. Mazzaglia Salvatore fu Antonino di anni 32
  3. Calvagno Alfio dell'ex guida Pietro di anni 37
  4. Carbonaro Salvatore dell'ex guida Antonino di anni 32

Pertanto il numero delle Guide viene riportato a 12 come stabilito dal regolamento, e ne compongono l'organico, oltre ai sopradetti, i signori:

  1. Vinci Salvatore fu Domenico di anni 58
  2. Leonardi Salvatore fu Antonio di anni 48
  3. Leonardi Antonio fu Antonio di anni 41
  4. Germanà Antonino di Antonio di anni 42
  5. Carbonaro Salvatore fu Antonio di anni 40
  6. Sotera Matteo fu Alfio di anni 40
  7. Caruso Domenico di Salvatore di anni 32
  8. Leto Alfio di Salvatore di anni 41

Per quanto riguarda gli allievi guida, si provvede a cancellare Rizzo Concetto e Leto Lorenzo e si promuovono 9 giovani. L'elenco degli allievi guida è così aggiornato:

  1. Sotera Pietro fu Alfio di anni 42
  2. Caruso Alfio fu Salvatore di anni 29
  3. Signorelli Antonino fu Salvatore di anni 29
  4. Bruno Giuseppe fu Salvatore di anni 28
  5. Mazzaglia Giuseppe fu Salvatore di anni 21
  6. Magrì Pietro fu Antonino di anni 22
  7. Sambataro Giuseppe di Domenico di anni 22
  8. Nicoloso Antonino fu Orazio di anni 23
  9. Carbonaro Antonio di Antonino di anni 20
  10. Leonardi Alfio dell'ex guida Antonino di anni 17 per il quale si compie un'eccezione all'età minore

Viene concessa a Nunzio Contarino una gratifica di L. 35,00 per i servizi prestati quale inserviente straordinario nell'Ufficio Guide in Nicolosi. Si autorizza la spesa di L. 39 per n° 12 cappelli per le Guide e si approva la spesa di L. 174,65 per la stoffa delle divise delle stesse Guide. La cifra complessiva verrà detratta a ciascuna Guida in ragione di L. 1,50 per ogni escursione all'Etna.

A Giovanni Sapuppo Asmundo subentra il giovane prof Gaetano Ponte come Direttore delle Guide, ma l'8 giugno 1912 lo studioso comunica di dovere rinunciare all'incarico a causa dei pressanti impegni di lavoro. Nello stesso anno la Sede delle Guide a Nicolosi è in Via Etnea 77.

Il rifugio Mario Gemmellaro (La Gratissima)

L'Eruzione del 1910

Il Vulcano si ripete ancora sul versante sud, con l'apertura di una fenditura a quota 2350, appena un po' a ponente dell'attuale pista di sci che dalla ″capannina″ scende verso il Rifugio Sapienza. E' il 23 marzo. L'eruzione dura fino al 18 luglio e in 116 giorni percorre oltre 10 chilometri, sfiora Monte Manfrè, Monte Sona, e Monte San Leo, si avvicina minacciosamente a Nicolosi, ma poi devia verso ovest, fermandosi a quota 700, in contrada Cisterna Regina, dopo avere per poco superato la carrozzabile Ragalna - Nicolosi. L'eruzione è essenzialmente effusiva e le bocche non raggiungono un'altezza tale da potere essere chiamate ″monti″. Essi verranno comunemente indicati come ″I crateri del ′10″ fino al 1983, quando saranno cancellati da un'altra disastrosa eruzione.

Il 6 aprile 1910 il presidente Bertuccio Scammacca stigmatizza la fretta di alcuni di battezzare i nuovi crateri nati durante la corrente eruzione e ancora attivi e chiede di attendere la fine dell'eruzione, per osservare l'assetto definitivo ed anche per indagare il sentimento cittadino. Il nome frettolosamente prescelto era quello del vulcanologo prof. Annibale Riccò.

Antonio Ursino Recupero presidente

Negli anni ′10 del Novecento, il corpo sociale si è ridotto, annoverando poche decine di soci, ma l'attività sociale si mantiene vivace: 1' 11 giugno 1912 Ursino Recupero rinnova per altri 3 anni la convenzione con l'Università relativa alla disponibilità di due stanze nel corpo dell'Osservatorio. Il 30 maggio 1913 in un foglio di adesioni ad una gita sull'Alcantara, compaiono 37 adesioni. In coincidenza con la prima guerra mondiale sembra quasi che la Sezione sia scomparsa. Bisogna attendere la fine del conflitto per vedere esplodere la voglia di montagna con una progressiva crescita del corpo sociale, fino a superare il centinaio attorno al 1920.

Nell'agosto 1921 si scrive che la Sezione è stata ricostituita nel precedente mese di luglio, che ha circa 70 soci, sede in Via Lincoln 193 ed è presidente il conte Giovanni Sapuppo Asmundo e vice Gustavo Zuber. Gestisce i rifugi Cantoniera e Osservatorio. Ma in una lettera di poco antecedente, cioè del 25 gennaio 1921, si riportano alcuni dati tecnici: si legge che da q. 1882 (Casa Cantoniera) si raggiunge in circa 2 ore e mezza di aspra salita il Rifugio Gemmellaro detto anche Piccolo Rifugio (q. 2550).

Il Capoguida è l'inossidabile Cristoforo Montesanto, mentre compare nella carica di Vicecapoguida un nome di prestigio: Alfio Barbagallo. Sapuppo Asmundo è di salute cagionevole e la maggiore attività in Sezione è svolta dal suo vice Gustavo Zuber. Il successivo 4 ottobre la sede si sposta presso l'Hotel Centrale della Corona, in Via Etnea 220.

Il 6 e 7 dicembre 1921 S.A.R. Amedeo di Savoia Aosta, Duca delle Puglie, effettua un'escursione sull'Etna che entrerà nella leggenda, pernottando all'Osservatorio. Si racconta infatti che egli lascia in dono al giovane Vincenzino Barbagallo, figlio di Alfio, un paio di lunghissimi legni, meglio chiamati ski, da applicare sotto gli scarponi e scivolare con essi sui pendii innevati. Amedeo d'Aosta è alto quasi due metri. Vincenzino Barbagallo è alto m. 1,65 e l'uso degli sci avuti in dono si rivela particolarmente ostico. Ma l'occasione è stata di quelle che rimangono nella storia: è nato lo sci sull'Etna.

Ai primi del 1922 le file della Sezione si sono nuovamente rinfoltite: i soci sono adesso 150. L'avv. Antonio Ursino Recupero, già presidente della Sezione prima della guerra, viene nominato presidente onorario. Il 21 marzo si svolgono le elezioni sociali e risultano eletti:

Ma dall'Etna arriva una ferale notizia: con un telegramma del 17 luglio 1922, Cristoforo Montesanto comunica che la Casa Cantoniera, chiamata anche 'Casa Meteorico Alpina' è stata completamente distrutta da un incendio.

Il 20 luglio 1923 Giuseppe Chines subentra all'avv. Arcangelo De Paola come cassiere della Sezione, mentre Martino Franck minaccia le dimissioni. Contemporaneamente il prof. Gaetano Ponte viene eletto consigliere della Sezione, che annovera adesso 168 soci.

Nel marzo 1924 il Consiglio Direttivo è così composto:

ma nel luglio successivo il prof. Gaetano Ponte si dimette. Troviamo nel gruppo due piemontesi: l'ing. Giovanni Barolo, che lavora presso una fabbrica di nome 'Insulare' ed il giovane Franco Boggio Lera, cui non calzeranno mai bene i panni di dirigente della Sezione, ma che frequenterà assiduamente le montagne siciliane per oltre sessant'anni, divenendo maestro di escursionismo per diverse generazioni di catanesi.

Un giorno il dott. Claudio Vitale, dipendente della società che inserisce la pubblicità sui quotidiani, offende la razza germanica davanti ad un socio tedesco, emigrato dapprima a Palermo e poi, dal 1924, a Catania e iscrittosi alla Sezione. Questi, di nome Franz Zipper, classe 1885, originario di Obendorf am Neckar, si vendica con due schiaffi e viene espulso dal sodalizio. Rientrerà con la presidenza Vadalà.

La S.U.C.A.I. dell'Etna

Nel 1927, emulando quanto organizzato in Alta Italia, nasce anche a Catania la S.U.C.A.I., Studenti Universitari del Club Alpino Italiano, con organizzazione simile a quella di una Sottosezione. Fra i fondatori, il ventenne Umberto Franzina. Sono giovani alpinisti che si fregiano di un camiciotto azzurro ed un largo basco alla Chasseurs des Alpes, i soldati di montagna francesi. Sono ″sucaini″ Giovannino Cagni, Riccardo Paladini, Domenico Abbruzzese, Attilio Conti e tanti altri catanesi che si ritroveranno qualche anno dopo, non appena laureati, a reggere posti di prestigio nel panorama sociale catanese. Prescindendo dallo sporadico episodio del Duca delle Puglie, la S.U.C.A.I. di Catania si ascrive il merito di avere iniziato lo sport dello sci sull'Etna. Essa infatti, nel 1928 chiede al Ministero della Guerra qualche paio di sci in dono e dopo molta insistenza, ne ottiene otto paia del tipo militare in uso presso le truppe alpine. Sì può così, nell'inverno del 1929, organizzare la prima gara alla Casa del Vescovo: la ″Coppa S.U.C.A.I.″

Anche l'alpinismo solitario viene largamente praticato, e sono molte le escursioni e le traversate estive ed invernali effettuate da Sucaini che vanno in compagnia soltanto del loro sacco alpino.

E non mancano i campeggi, gli accantonamenti ed bivacchi di fortuna. Un assalto al Mongibello condotto da cinque squadre, partite quasi contemporaneamente di notte da cinque versanti differenti con appuntamento all'alba sul Cratere Centrale, dà la prova della maturità alpinistica raggiunta e dalla perfetta conoscenza degli itinerari. L'attività della S.U.C.A.I. di Catania non viene limitata solo all'Etna, ma estesa ad altre montagne in più vasti campi d'azione. I goliardi Domenico Abbruzzese, Francesco Fazio, Giuseppe Bruno e Riccardo Paladini compiono in pieno inverno il giro delle Dolomiti in cinque giorni di marcia faticosa.

Due gravi incidenti

Il 18 gennaio 1925 muore sull'Etna, alla base del Monte Pomiciaro, il socio Gino Menza, precipitando sul fondo della Valle del Bove assieme ai compagni Filippo Perciabosco e Umberto Sapienza, mentre, in cordata, arrampicano lungo un canalone ghiacciato della Serra del Salifizio all'interno della Valle. Sul luogo dell'incidente verrà collocata dalla Sezione una Croce, che rimarrà visibile fino al 1992 quando un'imponente vigorosa eruzione la spazzerà via.

Tre anni dopo, il 9 febbraio 1928 muore durante una tormenta, a quota 2300 ca. sul versante sud dell'Etna, Giovannino Cagni. Sul primo numero del redivivo 'Bollettino', il socio Nino Pappalardo rende nota una vicenda sconcertante. Durante un'escursione compiuta assieme a Giovannino Cagni Trigona, questi, ancora impressionato per la morte di Gino Menza, gli aveva confidato di aver scritto una poesia in memoria dell'amico. Appena un mese dopo, il 9 febbraio 1928, anche Giovannino Cagni moriva sull'Etna durante una tormenta. Il successivo 29 luglio 1928 viene inaugurato il Monumentino Cagni, con una lapide che recita:

A GIOVANNINO CAGNI TRIGONA
CHE QUI IL 9 FEB. MCMXXVIII
TRAVOLTO DALLA TORMENTA
CADEVA

II Monumentino Cagni, costituirà da allora un punto di riferimento della zona del versante sud dell'Etna dove verranno ricavate le piste sciistiche e gli impianti di risalita. Nel 1983 sarà abbattuto ma non sommerso dalla colata che si appresta a minacciare il Rifugio Sapienza; le Guide Alpine lo rimetteranno successivamente in piedi a pochi metri dal suo sito originale.

Il C.A.I. ed il regime fascista

Salito al potere nel 1922, il regime fascista abolisce ogni forma democratica dopo le ultime libere elezioni, svoltesi nel 1926. Ovviamente esso impone i suoi metodi anche alle libere associazioni, fra cui le Sezioni del CAI, nelle quali viene vietata ogni forma di elezione delle cariche sociali per la costituzione dei Consigli Direttivi Sezionali. Questi vengono talvolta chiamati ″Comitati Direttivi″ invece che ″Consigli″ ed il Presidente non e più espressione del Corpo Sociale, ma viene imposto dall'alto, cioè dal Presidente Generale; e scelto fra i personaggi di fiducia del regime.

Nel 1929 il C.A.I. viene immesso forzatamente nel C.O.N.I., ignorando le istanze della parte più consapevole del sodalizio sull'esistenza di una sottile ma tenace differenza fra l'attività alpinistica, praticata dai suoi soci e quella agonistica, essenza del Comitato Olimpico. Viene altresì trasferita a Roma la Sede Centrale e nominato un Commissario provvisorio.

Per un anno e mezzo gli organi centrali del C.A.I. si paralizzano quasi completamente, ma le Sezioni continuano egregiamente a funzionare. Finalmente nel 1930 l'avv. Angelo Manaresi, viene nominato Presidente Generale e la Sede Centrale si riorganizza, grazie anche all'impulso del Segretario Generale dott. Frisinghelli. Nel 1933 viene fondato il Consorzio Guide e Portatori; nel 1934 si sottoscrive un accordo fra il C.A.I. ed il Touring Club per la pubblicazione congiunta della Guida dei Monti d'Italia.

Dal 1934 al 1938 la Sede Centrale è impegnata in una strenua difesa dalle mire del Dopolavoro che vuole incamerare il C.A.I. e da quelle del Ministero della Stampa e Propaganda, che si vuole appropriare dei rifugi. Si riconoscerà dopo la caduta del Fascismo che se la Sede Centrale non fosse stata presente a Roma con tutta la sua organizzazione e con la dirigenza, la compagine del C.A.I. sarebbe andata in frantumi e l'Associazione sarebbe diventata burocraticamente fascista: quella condotta da Manaresi e Frisinghelli è una difesa strenua, elastica ma inflessibile e alla fine vittoriosa. Nel 1935 un accordo difensivo è raggiunto con il Dopolavoro, che rinuncia alle società alpinistiche che devono obbligatoriamente confluire nel CAI

Nel 1936 è il Ministero della Guerra che adocchia il CAI, nel quale riconosce un centro di alta educazione fisica e morale e di allenamento premilitare della gioventù. I Rifugi sono apprezzati come base logistica di appoggio sulle Alpi. Dietro insistenti richieste della Sede Centrale, questo Ministero concede un notevole sussidio per la manutenzione dei rifugi e per la Guida dei Monti d'Italia come pure il C.A.I. ottiene due decreti che lo riconoscono giuridicamente e lo pareggiano per molte tasse alle Amministrazioni dello Stato. Nel 1942 il C.A.I. esce dal C.O.N.I. ed entra a far parte di tutte quelle associazioni (42) che dipendono nominalmente dal Partito Nazionale Fascista, ma che godono in effetti di un'autonomia semicompleta o completa.

Caduto il fascismo il 25 luglio 1943, il Governo Badoglio assegna le associazioni come dipendenza a diversi Ministeri ed al C.A.I. capita la disavventura di essere assegnato al Ministero dell'Educazione Nazionale. La protesta del sodalizio e del Ministero della Guerra, che ci vuole alla sua ″dipendenza″, sortisce effetto e quest'ultimo Ministero nomina il 1° settembre 1943 il Reggente del C.A.I. con il compito di preparare rapidamente il nuovo Statuto Generale.

Ma sopravviene 1'8 settembre ed il C.A.I. segue le sorti della Nazione, ritrovandosi suo malgrado diviso in due. Ma continua a crescere e diffondersi: quando il 20 luglio 1945 il Reggente che ha sede a Roma, dopo aver declinato la prosecuzione del suo incarico, consegna il C.A.I. al Comitato di Liberazione Nazionale dell'Alta Italia, i soci sono aumentati a quasi 50.000 e le Sezioni sono salite a 135, le finanze sociali in perfetto stato. Unica nota triste i Rifugi, che hanno subito gravissime distruzioni.

Il ″ventennio″ a Catania

Morto nel 1926 il comm. Giovanni Sapuppo Asmundo, per via delle nuove regole imposte dalla Presidenza Generale, la Sezione deve attendere ″dall'alto″ la nomina di un nuovo presidente e l'attesa avrà una durata estenuante. Nel marzo 1926 nel Gran Salone Municipale di Catania si svolge l'Assemblea della Sezione. In mancanza del presidente e ritornato nella natìa Svizzera Gustavo Zuber, l'ing. Barolo legge la relazione finanziaria. ed il dott. Claudio Vitale quella morale.

Nel 1927 viene nominato Capo delle Guide Alfio Barbagallo, che subentra all'ormai settantunenne Cristoforo Montesanto. Un cambio ben oltre i limiti consueti, dovuto senz'altro alla vigoria ed alla personalità del Montesanto. Alfio Barbagallo d'altronde, lo aveva affiancato come vice per oltre sei anni.

II 27 marzo 1928 su proposta del segretario del P.N.F., il C.O.N.I. ratifica la nomina del prof. Gaetano Ponte a presidente della Sezione.

Il 30 aprile giunge dal Presidente Generale un messaggio di augurio al presidente Ponte con l'auspicio di ″rimettere in ordine e in attività la Sezione″, ma presto questi si dimette.

Intanto le ire del Vulcano agitano nuovamente le pendici dell'Etna. Anche questa volta i soci si precipitano ad osservare il fenomeno e a rendersi utili, ove e come possibile, alla comunità. Il prof. Ponte rischia la vita sorvolando la rovente colata lavica con un piccolo aeroplano, mentre i giovani della SUCAI prestano la loro opera durante lo sgombero delle masserizie dello sfortunato paese di Mascali. Dopo innumerevoli volte che il pericolo per i centri abitati era stato scampato sia pur in extremis, questi volta l'irreparabile è accaduto. II ridente paese posto ad appena 170 metri sul mare, davanti alla costa ionica, fra l'inorridito stupore della gente, è spazzato via.

Nel 1930 la sede è in Via Carcaci, 5 ed è dotata di telefono.

Nello stesso anno, per ordine del Governo, vengono sciolte le sottosezioni S.U.C.A.I. e tutto il loro patrimonio passa ai G.U.F. (Gruppi Universitari Fascisti) e per conseguenza alle Federazioni Provinciali Fasciste. Tutti gli studenti alpinisti, pur rimanendo nei G.U.F., si devono associare individualmente alle Sezioni del CAI, nell'ambito delle quali saranno inseriti di diritto due rappresentanti del G.U.R. I sucaini catanesi, circa 400, con reggente il prof. Domenico Abbruzzese, detto ″Micio″, confluiscono nella Sezione.

Nell'aprile 1930, dopo quattro anni di silenzio, risorge, sotto forma di pubblicazione bimestrale ″il Bollettino″, diretto dal dott. Cesare Gasperini. Ne usciranno soltanto sei numeri, quasi tutti presenti nella Biblioteca Sezionale. Vi collaborano Gaetano Ponte, Micio Abbruzzese, Giovannino Sapienza, Salvatore Florio Cantone, Kurt Haeni, Alessandro La Via, Fabio Campanozzi, Giacomo Carboni ed altri. Gasperini lamenta che la Sede Centrale continua a lasciare la Sezione senza presidente. In sua assenza, essa è ora governata dall'Amministratore interinale rag. Salvatore Florio.

Finalmente, nel settembre 1930 il Presidente Generale del CAI, generale degli alpini Angelo Manaresi, dopo accurate indagini, incarica nuovamente il prof. Gaetano Ponte, che era già stato presidente nel 1928 e che si era poi dimesso. Il 23 dello stesso mese, mediante un dettagliatissimo verbale di consegna dei beni, avviene il passaggio delle consegne fra il segretario rag. Salvatore Florio, amministratore uscente, ed il prof. Gaetano Ponte.

Manaresi, che è anche Sottosegretario al Ministero della Guerra, viene contestualmente in visita a Catania, dove lo attendono, presso i locali della Sezione, il Prefetto Spadavecchia, il Federale fascista Panebianco, il Podestà Grimaldi, il Rettore Muscatello ed altre autorità cittadine.

Il peso del regime, già opprimente sulle Sezioni del CAI, agisce addirittura come una mannaia sulle altre associazioni legate alla montagna, e stabilisce che l'unica associazione alpinistica nazionale ufficialmente riconosciuta è il Club Alpino Italiano, che nel 1937 dovrà per giunta modificare il proprio nome in ″Centro Alpinistico Italiano″. In Sicilia ne fa le spese il C.A.S., Club Alpino Siciliano, con sede a Palermo, che nel dicembre 1930 viene sciolto d'autorità, dopo 38 anni di attività ed obbligato a confluire nel CAI.

Il presidente Ponte propone la nomina di un nuovo Consiglio Direttivo, che viene ratificato da Manaresi e che è così formato:

Nomi nuovi si affacciano in Consiglio: il giovane e aitante avvocato Raffaello Vadalà Terranova, il dinamico vulcanologo Domenico, ″Micio″, Abbruzzese, di Zafferana, l'abilissimo sciatore Gianni Becherucci, titolare di un negozio, oggi scomparso, famoso per decenni a Catania per abbinare la vendita di ottimi articoli sportivi con quelli attinenti il mondo della gomma. E ancora gli spericolati Filippo, detto ″Pippo″ Perciabosco, un uomo che dedicherà una vita al C.A.I., senza mai giungere alla presidenza e Umberto Sapienza, superstiti della tragica caduta in Valle del Bove nel 1925. Fra i soci della Sezione, si annovera da tempo un valoroso alpinista, tedesco di nascita, abitante a Catania in quanto console di Germania: Kurt Haeni. Questi festeggia la centesima ascensione al Cratere Centrale, durante la quale inaugura una via inusuale di discesa a valle, terminando l'escursione a Maletto.

Prosegue intanto l'attività escursionistica in Sezione: nel novembre 1930 Micio Abbruzzese e Giuseppe Bruno compiono in 5 giorni un trekking da Catania a Messina lungo il percorso Nicolosi - Casa Cantoniera - Rifugio Osservatorio - Cratere - Due Pizzi - Rifugio S.U.C.A.I. - Linguaglossa - Rocca Novara - Portella Tre Fontane - Monte Barramanco - Pizzo Polo - Monte Cardile -Montagna di Verrà - Cantoniera Postoleoni - Pizzo Croce - Monte Poverello - Piano Margi - Pizzo Mola - Pizzo Bottino - Puntale Bandiera - Monte Dinnamare - Messina.

Nel 1932 vengono effettuate nell'anno 16 gite con la partecipazione di 1020 escursionisti.

Una grande presidenza

Il 3 maggio 1932, a seguito dell'ennesima rinuncia del prof. Ponte, il giovane Raffaello Vadalà Terranova, appena ventisettenne; diventa presidente. Sarà la più lunga presidenza della Sezione, 14 anni consecutivi più altri 2 dopo un breve intervallo e sarà, probabilmente, la più proficua. Attività escursionistica, alpinistica, culturale punteggeranno i suoi anni, ma soprattutto sarà l'epopea dei rifugi: il Rifugio Menza, il Rifugio Citelli, la Casa delle Guide, la Capanna Sciatori sorgeranno sotto la sua presidenza.

Acquisterà un terreno presso Torre del Filosofo e, caduto il Fascismo, riuscirà a farsi dare in concessione la Capanna Montagnola, per trasformarla nella prima versione del Rifugio Sapienza. Organizzerà il 56° congresso Nazionale del C.A.I. a Catania e verrà eletto Consigliere Centrale del C.A.I. dal 1946 al 1952, prestigioso incarico che sarebbe toccato in Sicilia soltanto ad altri due presidenti, il palermitano Nazareno Rovella (1952-1968 e 1970-1975) e Mario Maugeri (1976-1979).

Lo sci sull'Etna

Sono passati appena otto anni dalla visita di Amedeo d'Aosta sull'Etna e l'attività sciistica, promossa da pochi pionieri, fra i quali i soci della S.U.C.A.I. , ha contagiato rapidamente decine di appassionati della montagna. Nell'inverno del 1930 viene inaugurato nella Pineta di Linguaglossa il Rifugio S.U.C.A.I. con una partecipazione di oltre 500 persone. Nella stessa giornata viene effettuata una gara di sci lungo il percorso Rifugio - Monte Nero - Monte Frumento - Rifugio. La vince Vincenzo Giammona (S.U.C.A.I.) , davanti a Fabio Campanozzi (S.U.C.A.I. ) e Giuseppe Vecchio da Linguaglossa.

Il 13 marzo 1932, lungo un circuito all'interno della Valle del Bove della lunghezza di 16 km., 60 concorrenti si contendono il 1° Campionato Siciliano di Sci. Il percorso si svolge dai piedi di Monte Zoccolaro, dov'è stabilito il traguardo, fin sopra i Monti Centenari passando alla base di Rocca Musarra e ritornando al traguardo attraverso il Piano di Monte Finocchio e del Trifoglietto. Vince Gianni Becherucci, del C.A.I. Catania, in 1h 31'30". Il G.U.F. si aggiudica il Trofeo Menza a squadre, grazie al secondo, terzo e quarto posto di Riccardo Paladini, Francesco Fazio e Fabio Campanozzi.

Allo scopo di dotare gli sciatori di un ricovero, il 26 dicembre 1932 la Sezione ottiene l'uso per 10 anni da parte del sig. Pappalardo Angelo di Pedara di una capanna sita presso Casa del Vescovo, affinchè sia adibita a ″Capanna Sciatori″. I gestori della capanna saranno lo stesso Pappalardo Angelo e un tale Pappalardo Antonino. La Capanna, sistemata per come possibile; viene inaugurata i1 29 gennaio 1933.

L'anno seguente, il 5 marzo 1933 viene disputato in Valle del Bove il 2° Campionato Siciliano di Sci. Da allora in poi ogni stagione invernale vedrà gli sciatori etnei contendersi accanitamente sulle nevi etnee trofei messi in palio da Enti pubblici, nobili facoltosi e esercizi commerciali in cerca di pubblicità. Nel 1934 nasce.lo Sci Club Etna, il primo del territorio etneo, come emanazione della Sezione e del G.U.F.

Nasce la speleologia etnea

Nell'ambito del C.A.I. di Catania un giovane magistrato, Francesco Miceli, mentre i consoci si inerpicano sulle aspre balze del vulcano, è attratto dalle sue cavità e si sperimenta, trascinando qualche compagno, in una sorta di alpinismo a testa in giù. La sua attività si fa metodica ed egli si pone subito un obbiettivo che rimarrà per oltre mezzo secolo il punto di riferimento e di arrivo degli speleologi etnei: creare un Catasto delle Grotte dell'Etna.

Nella pubblicazione a numero unico dedicata all'inaugurazione del Rifugio Menza, stampata all'inizio del 1934, egli elenca un certo numero di cavità: prima di tutte la Grotta delle Colombe, dietro i Monti Rossi, già visitata nel 1823 da Mario Gemmellaro, nel cui Grande Pozzo si calano il 12 novembre 1933 alcuni soci. Quelle dei Monti Silvestri, dei Crateri del 1852, delle Sciare di Scorciavacca, delle Femmine e delle Palombe, ai margini della Pineta di Linguaglossa. Poi le cavità dei Due Pizzi, e quella superba della Grotta del Gelo. Sul versante di nord ovest, la Grotta delle Vanette, quella delle Vanelle e la Grotta del Burò. A sud di Biancavilla, la Grotta di Scillà, quindi quella del Fracasso, di Monte Intralèo, del Brigante, degli Archi.

Miceli effettua anche una prima distinzione fra le diverse maniere di generarsi delle grotte vulcaniche, distinguendo le grotte di scorrimento lavico da quelle, prevalentemente verticali, formatesi presso i crateri a seguito della violenta risalita di grandi flussi di gas.

L'attività sociale negli anni ′30

Nel luglio 1930 la Sezione organizza la Mostra Fotografica del Paesaggio Etneo. Vengono selezionate ed esposte 254 fotografie in bianco e nero, dopo essere state montate su cartoncino. Gli autori sono G. Silvestri, Bauer, L. Pirrone, Kurt Haeni, Gustavo Zuber, R. Vadalà Terranova, Mimì Consoli, A. Argento, G. Papale, Stefano Sciuti, Luigi Cuturi Sciuto, Sozzi, M. Zurrìa e G. Becherucci.

Tre anni dopo la Sezione indice fra i soci un Concorso Fotografico, nel quale vengono presentati circa 170 lavori. Esso serve da base per la creazione di un Archivio Fotografico secondo le direttive della Presidenza Generale, con oltre 200 fotografie nel formato 18 x 24, montate su cartoncino. Buona parte di questa collezione è custodita presso la Sede sociale.

Prosegue vivacissima l'attività escursionistica: nel 1933 vengono effettuate in 10 mesi ben 28 gite con la partecipazione di 1294 escursionisti. In concomitanza con la giornata del C. A. I. del 1933, si organizza anche una Gara Siciliana di marcia, in montagna, a squadre di 3 elementi ciascuna, con una nutrita partecipazione di atleti camminatori, fra cui alcuni tedeschi.

Il 13 giugno 1935, nel celebrare i 60 anni della Sezione, si inaugura la nuova sede di Via Bicocca, 8, il cui fitto costa 4.200 lire l'anno. Sarà una sede storica, che accoglierà il Sodalizio per ventiquattro anni, ancora ricordata da decine di soci che la frequentarono.

Consigli e Sottosezioni negli anni ′30

Non evidenziato da elezioni sociali, avviene verso la metà degli anni ′30 una modifica del Consiglio Direttivo, che, sempre nel numero di nove unità, è così composto:

L'eco della proficua attività della Sezione è grande ed esistono in Provincia ben quattro Sottosezioni:

  1. Adrano, con reggente il dott. G.Costa
  2. Linguaglossa (assieme a Piedimonte Etneo), con reggente il prof. A.Milana
  3. Nicolosi, con reggente il dott. S.Nicosia
  4. Pedara, con reggente il sig. S.Tomaselli

Nel luglio 1935 il Presidente Generale Manaresi autorizza la costituzione della Sottosezione di Randazzo, alle dipendenze della Sezione.

La grande stagione dei Rifugi alpini

1. Il Rifugio S.U.C.A.I.

Il 24 febbraio 1933 il dott. Attilio Conti, su incarico del reggente la Sottosezione di Piedimonte, prof. Antonino Milana, e in conformità alle disposizioni pervenute dalla Sezione Etnea del CAI, ed il rag. Scarlata, per conto del Comune di Linguaglossa, consegnano al nuovo custode sig. Francesco Emmi i locali e tutti i mobili del Rifugio S.U.C.A.I., nella pineta Bosco Ragabo.

Il successivo 4 aprile, con atto del segretario capo dello stesso Comune, si da in concessione alla Sezione Etnea del C.A.I. per la durata di anni 29 (e pertanto fino al 31 dicembre 1961) lo stesso Rifugio e la capanna di legno fuori uso posta accanto al rifugio stesso. Il Verbale di consegna del Rifugio S.U.C.A.I. al reggente della Sottosezione di Piedimonte Etneo porta la data del 6 dicembre 1936.

2. Il Rifugio Menza

La Valle del Bove presenta negli anni ′30 un paesaggio assolutamente diverso da quello desertico e infernale noto agli escursionisti di oggi. Essa, infatti, non è interessata da eruzioni da oltre 70 anni e la sua superficie, sia pur costituita esclusivamente da colate laviche sovrapposte, è ammorbidita dal tempo e costellata da ampi spazi erbosi. Scoppiato sull'Etna il fenomeno sci, la frequentazione della Valle, raggiungibile in un ora da Zafferana, si diffonde, perchè con uno strato anche modesto di neve vi si possono ricavare degli splendidi campi di gara. In Valle del Bove si organizzano anche accantonamenti per escursioni estive e per esercitazioni di alpinismo. Tanta attività porta all'idea dì realizzarvi un rifugio, il primo interamente di proprietà del C.A.I. di Catania.

Per la sua edificazione si sceglie un'area a quota 1680, circa 300 m ad est del Castello del Trifoglietto, perchè lì, nei pressi, vi è la possibilità di approvvigionarsi d'acqua, grazie alla piccola sorgente che esiste lungo la Serra del Salifizio, nel canalone detto, appunto, ″dell'Acqua″. II terreno viene chiesto in vendita all'Arcivescovo di Catania, la cui ″Mensa Arcivescovile″ è proprietaria di vastissime estensioni di terreno sull'Etna. Più che di vendita si può parlare di regalo, data la somma pattuita. L'Arcivescovo impone però una condizione: nel corpo del rifugio deve prevedersi una piccola cappella con ingresso a parte.

Il 16 giugno 1933 con atto del notaio Carmelo Fazio, monsignor Carmelo Patanè, arcivescovo di Catania e ultimo conte di Mascali, vende alla Sezione Etnea del C.A.I. mq 2.500 di terreno sciarono in territorio di Zafferana Etnea, al prezzo di L. 250 per potere la Sezione costruire un rifugio alpino nel quale per obbligo dovrà prevedersi una piccola cappella con ingresso a parte. Dopo un primo progetto accantonato, che viene pubblicato sulla rivista sezionale dell'aprile 1930, firmato dall'arch. Luigi Nicotra, si decide di utilizzare quello, ovviamente regalato, del socio ing. Alfio Amantia, coadiuvato per l'estetica complessiva dall'arch. Rosario Marletta. Il denaro occorrente, poco più di 40.000 lire, viene preso in parte svuotando le casse della Sezione; per il resto si fa ricorso ad ogni genere d'ingegnosi artifizi, compresa l'organizzazione di feste da ballo presso il Caffè Lorenti, il cui proprietario il sabato sera lascia disponibile il locale.

Il Rifugio viene ultimato in cinque mesi e mezzo e inaugurato il 3 dicembre 1933 alla presenza di un folto gruppo di soci, di alcuni esponenti della Sede Centrale del C.A.I. e di altre Sezioni e di qualche autorità locale. La Messa viene officiata da Padre Marano, delegato dell'Arcivescovo, utilizzando l'apposita cappellina; funge da madrina la sig.ra Maria Vadalà. Il presidente Vadalà Terranova consegna all'ing. Alfio Amantia una medaglia d'oro del C.A.I. in segno di riconoscenza per il suo impegno di realizzatore dell'opera. Il Rifugio dispone di due camerette da 4 posti letti ciascuna e due dormitori da 18 e 26 letti, per un totale di 52 posti. E il nome? E' pronto già da tempo. Il C.A.I. vuole ricordare Gino Menza, che aveva perso la vita nel 1925 durante una discesa della parete della Serra del Salifizio, mentre si trovava in cordata con altri due escursionisti. Gli amici gli avevano costruito una croce, nel punto esatto in cui era caduto, ma non gli era parso sufficiente e avevano voluto fare ben altro per mantenerne vivo il ricordo. Le chiavi vengono affidate alla guida Peppino Strano di Zafferana, che lo gestisce al meglio che può, tenuto conto delle condizioni necessarie a portargli i viveri ed il materiale per accendere il fuoco.

La Sezione ha anche la capacità economica di stampare un numero unico di grande formato, per celebrare la realizzazione del rifugio. Alla pubblicazione collaborano, oltre al presidente, anche il fratello Emanuele, Domenico Abruzzese, Alfio Amantia, Kurt Haeni, Francesco Miceli e Nello Paternò.

3. Torna in vita la Casa Cantoniera

Il 17 luglio 1922, con un breve telegramma, Cristoforo Montesanto aveva comunicato alla Sezione, l'incendio della Casa Cantoniera. Già il successivo 25 agosto, l'Università invitava ad un incontro per la ricostruzione del Rifugio, ma ristrettezze economiche impedivano di concretizzare rapidamente la comune intenzione. Nel maggio 1924, in una riunione di Consiglio Direttivo il prof. Gaetano Ponte suggerisce di utilizzare come rifugio la casetta dell'Orto Botanico, salvatasi dall'incendio, ma intanto la situazione si evolve. Nasce 1'A.S.T.I.S., ente pubblico di emanazione governativa, con il compito di occuparsi dello sviluppo del turismo in Sicilia. Questo ente, ben finanziato dal governo, ottiene nell'agosto del 1927 la cessione da parte dell'Università di Catania di tutti i fabbricati sull'Etna e quindi i diritti sui resti della Casa Cantoniera. L'A.S.T.I.S. ignora però la storia dell'edificio e i diritti della Sezione sulla stessa. Così, quando fra il 1928 ed il 1930 essa procede ad una prima ricostruzione, il C.A.I. si ritrova di fatto espropriato dell'immobile ed il presidente Vadalà Terranova deve intraprendere una difficile battaglia legale per mantenere il parziale utilizzo dell'edificio come rifugio alpino. Un lungo e complesso braccio di ferro si svolge fra questi ed il comm. Paternostro, segretario generale dell'A.S.T.I.S.. Questo Ente comunica di non poter procedere a riconoscimenti giuridici dei diritti del CAI, ma, quando il 21 ottobre 1934 re Vittorio Emanuele III inaugura la strada carrozzabile che da Nicolosi porta a quota 1900, sulla parete di mezzogiorno della Casa Meteorico Alpina, da ora in poi denominata Casa Cantoniera, rinnovata e ampliata con il denaro dell'A.S.T.I.S., campeggia nuovamente la vecchia lapide che ricorda l'impegno del C.A.I.

LA SEZIONE CATANESE DEL C.A.I.
EDIFICANDO QUESTA CASA NEL 1894
GRATA AL CONTE DI BELCHITE
CHE GENEROSAMENTE IL TERRENO DONAVA
IN RICORDO POSE NEL 1898

Il 12 gennaio 1934 la custodia del Rifugio Cantoniera viene affidata alla Guida Vincenzino Barbagallo, ma la battaglia per aver riconosciuto un diritto almeno parziale sulla nuova Casa Cantoniera, non è più sostenibile. L'edificio conserva ancora per poco la doppia funzione di ricovero per scienziati (vulcanologi e meteorologici dell'Aeronautica Militare) e rifugio alpino, finchè nel 1936 la Sezione rinuncia ad ogni diritto su di essa previo un indennizzo di L. 23.560,50 lire, che utilizzerà per portare a compimento il piano rifugi che da tempo si è prefissata. La Casa Cantoniera sarà definitivamente spazzata via dall'eruzione del 1983.

4. Il Rifugio Citelli

Negli anni ′30, fra le centinaia di appassionati dell'Etna, si annovera il prof. Salvatore Citelli, otorinolaringoiatra di fama, originario di Regalbuto, ma trapiantato a Catania. Questi, scapolo e facoltoso, decide di donare a coloro con cui divide la passione, e per essi al C.A.I. un rifugio in una posizione in cui se ne sente la mancanza.: a ridosso della Serra delle Concazze, appena fuori della pineta, in maniera da favorire l'attacco finale al Cratere da quel versante, per la via dei Pizzi Deneri.

Si accorda con il cav. Antonino Paternò Castello dei Marchesi del Toscano per la concessione gratuita del terreno. Dopo ampie riflessioni e discussioni, si sceglie la cima di Monte Concazze, un antico cratere laterale in posizione panoramica ″mozzafiato″, il cui interno è ormai pressochè pianeggiante e può costituire un ideale spiazzo antistante l'edificio. Viene chiamato al progetto ed alla direzione dei lavori Alfio Amantia, ingegnere-alpinista, già sperimentatosi con successo nella realizzazione del rifugio Menza, il quale dona ancora una volta la sua prestazione.

Viene inaugurato il 6 ottobre 1935 e anch'esso affidato alla guida zafferanese Peppino Strano, che lo manterrà fino al 1975. Il successivo 13 novembre, con atto del notaio Francesco Fazio di Linguaglossa il cav. Antonino Paternò Castello dei marchesi del Toscano ed il prof Salvatore Citelli donano alla Sezione Etnea del C.A.I. rispettivamente mq 11.606 più altri mq 9 sulla cima di Monte Concazze il primo ed il rifugio omonimo il secondo.

5. Ma non basta

Il ″Piano Rifugi″ di Vadalà Terranova ha centrato il suo obbiettivo: in una lettera inviata dal G.U.F. alla Sezione il 21 luglio 1937, vengono definiti come rifugi della Sezione i seguenti:

  1. Menza
  2. Citelli
  3. S.U.C.A.I
  4. Osservatorio

Ma il presidente e i caini catanesi non sono ancora soddisfatti. Il 25 maggio 1938 il C.A.I. di Catania chiede all'Arcivescovo la concessione di mq 1000 sul poggio ″Torre del Filosofo″ per costruirvi un rifugio in sostituzione del ricovero presso l'Osservatorio Etneo, ma questa volta risulta che il terreno che è stato adocchiato non è di proprietà della Mensa Arcivescovile, bensì di privati. Così il 30 luglio 1938, con atto del notaio Francesco Fazio, la famiglia Platania vende 1005 mq di terreno in località Torre del Filosofo, appartenente alla tenuta ″Fernandina Palmentelli Sclafani″, al prezzo di Lire 100.

Per sovrappiù si vuole anche realizzare un punto di raduno e di ricovero per le Guide alpine: una ″Casa delle Guide″. Si chiede un contributo alla Sede Centrale, ma il 26 ottobre 1938 giunge un diniego. Ma intanto, nel luglio precedente, con atto del Notaio Francesco Fazio la famiglia Platania Scammacca dona 600 mq di terreno sciaroso ad ovest del Grande Albergo dell'Etna, appartenente alla tenuta ″Fernandina″ per costruire una ″Casa delle Guide″. Con o senza contributo, il 30 ottobre 1938 la ″Casa delle Guide″ viene inaugurata.

La casa Cantoniera
La casa Cantoniera

La costruzione della carrozzabile
da Nicolosi alla Casa Cantoniera

Avevamo visto nelle prime pagine di questa piccola storia come, nel 1835, la neonata Amministrazione Provinciale di Catania avesse fatto un prezioso dono agli abitanti di Gravina, Mascalucia e Nicolosi, ai numerosi appassionati dell'Etna ed ai turisti in generale. Essa aveva infatti costruito una splendida strada carrozzabile che dall'estremità superiore della frazione di Barriera del Bosco portava rapidamente e comodamente a Nicolosi. Proprio nello slargo da cui sovente prendono il via le escursioni che si organizzano in Sezione, su uno dei Due Obelischi che lo decorano e lo denominano, si legge:

REGNANDO FERDINANDO II
RE DELLE DUE SICILIE,
A RENDERE PIU' AGEVOLE IL CAMMMINO,
PIU' ATTIVO IL COMMERCIO INTERNO,
MEN PENOSO IL VIAGGIO ALL'ETNA,
ALVARO PATERNO' CASTELLO,
INTENDENTE DELLA PROVINCIA,
QUESTA STRADA, ALPESTRE PER LO INNANZI
E DISASTROSA, CURO' CHE A SPESE PROVINCIALI
FOSSE COMODA E CARROZZABILE,
ANNO MDCCCXXXV

Per circa un secolo dunque, per effettuare l'ascensione al Vulcano, si potevano usare carrozze a cavalli e poi automobili soltanto fino a Nicolosi. Da lì a piedi o a dorso di mulo. Poco a nord di Nicolosi, è ancora visibile, in piccola parte, la mulattiera che veniva percorsa dai nostri consoci negli anni ′20 e ′30, ricavata sulle lave del 1886 e 1892, transitando presso Casa del Bosco, per proseguire poi su un tracciato oggi scomparso sotto le estese ″sciare″ dell'eruzione del 1983.

Un altro energico e definitivo passo fu effettuato a partire dal 1931, per opera del Preside della Provincia avv. Vincenzo Lo Giudice, che favorì la costituzione di un Consorzio fra la Provincia e il Comune di Catania, la Camera di Commercio, il Banco di Sicilia, l'A.S.T.I.S., i Comuni di Nicolosi, Belpasso e Mascalucia, la famiglia Costarelli-Platania e la Cassa di Risparmio Vittorio Emanuele. La fase di progettazione vide all'opera numerosi tecnici, mentre la Direzione dei Lavori fu affidata al capo dell'Ufficio Tecnico della Provincia ing. Ottavio Priolo, che scrisse:

Anche senza conoscere materialmente i luoghi, è facile immaginare su quale terreno si è dovuto lavorare: una grande quantità di crateri avventizi di notevoli altezza e valli profonde, che si succedono senza interruzione; immensa colate laviche; pendici coperte da folti boschi; zone sabbiose di una sabbia vulcanica nera, mobilissima, fastidiosa. La strada passa ai piedi dei Monti Rossi, originati dall'eruzione del 1669, impegna la colata lavica del 1886 e poscia quella del 1910, passa ancora fra il Monte San Leo e il Monte Rinazzi e sbocca su terreni ubertosi, coltivati a frutteti, in una zona magnifica e panoramica. Snodandosi sulle pendici di Monte Sona e di Monte Manfrè, attraversa stupendi boschi di castagni e con ampie curve e controcurve raggiunge la Casa Cantoniera, dalla cui soglia si gode la magnifica visione di un terzo della Sicilia. Su 17.972 metri di percorso, 11.915 sono rettifili e 6.057 in curva, essendosi realizzati raggi di curvatura non inferiori a 30 metri nei punti più difficili ed essendosi contenuta la pendenza entro i limiti medi per strade di alta montagna a traffico automobilistico, considerato che la strada, con inizio a quota 698 e termine a quota 1880, ha un dislivello totale di 1182 metri.

L'opera fu giudicata di tale livello tecnico, da meritare di essere inaugurata da re Vittorio Emanale II, che, uscendo da Via Etnea a bordo di una vettura scoperta, si recò il 21 ottobre 1935 fino alla Casa Cantoniera, per inaugurare la bellissima carrozzabile e, nel contempo, l'antico rifugio alpino con l'occasione ristrutturato.

II 56° Congresso Nazionale del CAI

Vadalà Terranova, le cui capacità organizzative sono ormai note presso la Sede Centrale, grazie alla realizzazione di ben quattro rifugi, riesce a portare a Catania la classica manifestazione d'incontro annuale dei soci e dei dirigenti del CAI: il Congresso, che negli anni ′30, per rifarsi allo stile militaresco dell'epoca, viene definito ″Adunata″. Esso si svolge dal 2 al 4 maggio 1937 e vede la partecipazione del Presidente e del Segretario Generale, nonchè di un gran numero di dirigenti o rappresentati delle più svariate Sezioni C.A.I. d'Italia. La segreteria sezionale viene impegnata in una vorticoso giro di corrispondenza e di prenotazioni alberghiere per soddisfare tutte le richieste pervenute. All'Adunata si abbina, naturalmente, un'escursione sul Vulcano.

Un'altra guerra: in tre non tornano

Scoppiato il secondo conflitto mondiale nel settembre 1939, l'Italia si mantiene nella qualità di 'non belligerante' per alcuni mesi, ma la gente non si fa soverchie illusioni. Le mire bellicose del Capo del Governo sono ben note a tutti e infatti, il 10 giugno 1940, anche l'Italia si trova in guerra. Ad essere chiamati alle armi sono i più giovani. Le classi dal 1918 al 1922, se non supportate da un rinvio per studi, sono le prime a raggiungere i fronti di guerra e, alla fine del conflitto, sono quelle che annoverarono le maggiori perdite. Poi tocca ai trentenni ed anche a qualche quarantenne. Il Distretto va richiamando a ritroso, classe dopo classe. Nel 1942 anche i meno giovani, nati prima del 1910, sono in grigioverde. Tristissima la diaspora dalla Sezione: le belle e festose giornate in montagna sembrano poco più di un miraggio. Uno splendido ricordo gli incontri del venerdì seta, nella bella sede di Via Bicocca, anche allora attorno ad una carta topografica a scoprire itinerari, a inventare escursioni sempre nuove, a programmare appuntamenti. Torneranno quei tempi, si chiedevano i soci?

In realtà la Sezione non chiude del tutto. II presidente, classe 1905 non è richiamato; il giovanissimo segretario, Carmine Nicotra, classe 1922, studente universitario, ottiene vari rinvii fino alla primavera del ′43. Entrambi, assieme a pochi soci anziani, fra cui Orazio Catera, che, nella qualità di dipendente dell'Enel è ″mobilitato″ continuando a Catania il suo lavoro di utilità sociale, tengono aperta la sede di Via Bicocca, negli orari prestabiliti. Man mano che si avvicina lo sbarco degli alleati in Sicilia i bombardamenti si intensificano; tanti palazzi del centro storico vengono colpiti e distrutti dalle bombe. Nicotra si preoccupa che anche quello di Via Bicocca possa essere colpito e pensa alle bellissime tende da accantonamento di recente acquistate. Chiede al presidente di portarle via, al sicuro in una casa di un paesino dell'Etna. Vadalà acconsente. La sede rimane però integra e così pure le tende, che torneranno al loro posto a guerra finita.

Ma i tempi felici tornano, per la maggior patte dei soci. Non proprio per tutti. Piero Ronsisvalle, classe 1912, invia a casa le ultime notizie nel dicembre del 1942, dal fronte del fiume Don, a pochi giorni dai crollo delle linee dell'Asse e dell'inizio della tragica ritirata. Scriverà Augusto Motta in un articolo dal titolo ″In riva al Don si spense la gioia″: Chissà quante volte avrà ripensato alla sua Etna durante il lungo e gelido inverno sull'ansa del Don, in attesa del contrattacco russo. La neve, che gli aveva dato gioia di vivere e consentito esaltanti e veloci discese, gli sarà sembrata ostile, avrà bloccato lui e i suoi compagni: forse avrà accolto i loro corpi. Attilio Conti, linguaglossese, socio della sottosezione, muore a Tobruk, in Africa Settentrionale, con i gradi di tenente di artiglieria, centrato assieme ad alcuni commilitoni da un obice nemico. Non torna a casa neanche Giovannino Sapienza.

Qualcuno è preso prigioniero. Il fratello minore del presidente, Emanuele Vadalà Terranova (1908-1998), viene richiamato nel luglio del '43, proprio quando gli alleati sbarcano in Sicilia. Non ha senso raggiungere il reparto quando ormai la barca affonda, ma lui, bersagliere, decide egualmente di presentarsi a Palermo e arriva giusto in tempo per farsi catturare dagli americani ed essere spedito in Africa. Giuseppe Priolo (1905-1974) capitano di artiglieria, viene catturato a Tripoli dal generale Patton in persona e si gode una dorata prigionia nell'Ohio. Gianni Becherucci (1908-1994), uno dei più forti sciatori della Sezione, in guerra dal 1941, cade anch'egli prigioniero nel settembre 1943, ma è più sfortunato dei due amici, perchè conosce ì campi di concentramento tedeschi, da cui tornerà, pelle e ossa, solo nell'agosto del ′45. Lunghissima la naja di Sigfrido Zipper, detto ″Vivi″: parte il 29 ottobre 1938 per fare il servizio militare e rimane alle armi per 80 mesi. Fa la guerra nel 5° Alpini della Divisione Tridentina, sia in Albania che in Russia. E' presente sul campo nella giornata campale di Nikolajewska. L'8 settembre è in Slovenia. Viene catturato dai tedeschi, ma si arruola nella Repubblica Sociale Italiana. Ritorna a Catania il 1° giugno 1945 con due congedi in tasca: uno a firma di Rodolfo Graziani ed uno di Umberto II.

Si ricomincia

Si ricomincia dunque con tre vecchi soci in meno, ma con tanto entusiasmo. Entusiasmo e voglia di ricominciare susseguenti alla fine della guerra, coinvolgono non soltanto il mondo alpinistico della città, ma anche quello della provincia. Il l° maggio 1944, 37 appassionati di Nicolosi, presentati dai fratelli Carmine e Natale Nicotra, chiedono la costituzione di una Sottosezione a Nicolosi, pur consapevoli che per le condizioni del momento questa richiesta non possa giungere alla Sede Centrale. Il 20 novembre 1944 si ricompattano le fila e si costituisce in seno alla Sezione un Consiglio di Reggenza così composto:

Vengono altresì definite le Commissioni Gite, Rifugi e Propaganda e costituite le Sottosezioni di Linguaglossa (reggente Carmelo Greco) e di Nicolosi (reggente il dott. Giuseppe Montesanto, figlio della guida Cristoforo). A seguito di richiesta presentata il 4 novembre 1944 il reggente della Sezione autorizza la costituzione di una Sottosezione a Trepunti di Ionia, con reggente il dott. Giuseppe Leonardi.

Il 27 novembre 1944 vengono fissate le quote sociali per il 1945 che prevedono una quota di L. 200 per i soci ordinari, L. 100 per i soci aggregati, L. 125 gli studenti ordinari e L. 75 gli studenti aggregati.

Si comunica che il Rifugio S.U.C.A.I. muta la denominazione in Rifugio Attilio Conti, in memoria del socio scomparso in guerra. Il rifugio è parzialmente riparato e può dare ospitalità a piccole comitive.

Nel frattempo, caduto il regime fascista e con esso le designazioni dall'alto, la Reggenza di Roma stabilisce transitoriamente per le Sezioni dipendenti l'adozione di un sistema a designazione specifica delle cariche della Presidenza (presidente, vicepresidente , segretario) e con questo sistema si svolgono le elezioni della Sezione dell'Etna del 1944 e del 1946.

Scrive ″Demos″ su ″Sacco Alpino″: …Ma il sistema non si è dimostrato il migliore. Con tutto il rispetto per i poteri sovrani dell'Assemblea, non sembra che essa, pur idonea ad esprimere un giudizio generale sulla capacità dei candidati, sia la più adatta a valutare la particolare attitudine e le possibilità dei suoi preferiti che, per grado di coltura, conoscenza dei problemi dell'alpinismo, competenza nella carica, classe sociale temperamento, disponibilità di tempo, possano ricoprire ottimamente una o servire un'altra carica.
Un difetto più grave è quello che il candidato, sconfitto alla carica per la quale ha posto la candidatura, non entra a far parte del Consiglio, anche se abbia ricevuto un numero di voti pari o maggiore di quelli avuti dal primo Consigliere in lista ed è senz'altro eliminato, con palese ingiustizia e tradendo in certo qual modo la preferenza dimostratagli dall'Assemblea.
Per un migliore impiego degli elementi che l'Assemblea impiega per la direzione della Sezione, è preferibile invece il sistema già adottato da molte Sezioni, quali ad esempio Firenze e Messina, della elezione generica dei Consiglieri senza determinazione di carica, Dopo il suo insediamento è il Consiglio stesso che procede all'elezione delle cariche interne della Presidenza e delle Commissioni permanenti tecniche, con un vaglio più oculato in quanto esperito con cognizione di causa e di persone
.

L'auspicio dei socio Demos si traduce in realtà e, a partire dal maggio 1947 le elezioni avvengono come lui ha desiderato. Il successivo 24 dicembre si svolge l'Assemblea Ordinaria dei Soci per l'elezione delle cariche sociali. Vengono eletti:

Il consuntivo soci al 20 dicembre 1945 porta ad un totale di 688, con un aumento di 363 unità rispetto al 1944. Alla forza della Sezione contribuiscono le Sottosezioni di Linguaglossa, Nicolosi, Trepunti di Ionia e di Zafferana, con 172 soci complessivamente. L'anno 1945 si chiude con un consuntivo di 20 gite con 1242 partecipanti. Nel 1946 saranno 1141 le presenze alle gite sociali e ad un memorabile accantonamento al Rifugio Citelli.

Il Rifugio Conti, a cura della Sottosezione di Linguaglossa, viene ingrandito di una camera per cucina e deposito. Si realizza anche una piccola cisterna della capacità di 17 mc. Le riparazioni urgenti ai rifugi Citelli e Menza costano 350.000 lire. La sottoscrizione ″Pro Rifugi″ fra i soci raggiunge a fine 1945 la somma di L. 33.300, mentre il prestito ha un totale provvisorio di L. 44.000.

Le vicende post belliche alla Sede Centrale

Il 13 gennaio 1946 si riunisce a Milano la prima Assemblea Generale dei Delegati del dopoguerra, con la presenza di 280 soci in rappresentanza di 92 Sezioni. Filippo Perciabosco e Pino Tosto vi partecipano per conto della Sezione catanese. Il Commissario uscente, gen. degli alpini Luigi Masini, ricorda l'opera benemerita delle due istituzioni che, separate dal fronte di guerra avanzante verso nord, hanno assicurato la continuità del sodalizio in Alta Italia, alla guida del dott. Guido Bertarelli e nel Centro Meridione, diretto dal rag. Guido Brizio.

Dopo l'approvazione di un Ordine del Giorno presentato da un gruppo di Sezioni piemontesi e liguri, tendente a richiamare in vita, provvisoriamente, l'ultimo Statuto democratico, cioè quello del 1926, sulla base di quest'ultimo, l'Assemblea procede all'elezione del Consiglio Generale. Risultano eletti a presidente lo stesso Luigi Masini, mentre fra i 30 consiglieri, unico da Roma in giù, troviamo l'avv. Raffaello Vadalà Terranova, presidente della Sezione catanese, a riprova della considerazione in cui è tenuto l'alpinismo etneo. Ma non basta: si vota anche per la nomina di una Commissione che deve stilare il Nuovo Statuto del C.A.I. e nuovamente, fra i 13 membri, viene ancora chiamato il presidente catanese. Il Nuovo Statuto vedrà al luce nella primavera del 1947.

Rinasce la S.U.C.A.I. dell'Etna

Per disposizione della Sede Centrale del C.A.I. viene ricostituita la S.U.C.A.I. (Studenti Universitari del Club Alpino Italiano) e ciò, naturalmente, avviene anche a Catania. Ne fanno parte tra gli altri, Vincenzo Pugliesi, detto ″Zino″ e Umberto Franzina. A quest'ultimo, che aveva contribuito nel 1927 alla sua fondazione, viene affidato l'incarico di Reggente.

Una crisi interna

Il primo Consiglio Direttivo del dopoguerra, eletto il 24 dicembre 1944, lavora da appena 13 mesi, allorquando la Sezione viene attraversata da una crisi. Ma lasciamo la parola a Raffaello Vadalà Terranova, che la descrive su ″Sacco Alpino″ del 1° aprile 1946:

Cause ed effetti della crisi
Anche la Sezione dell'Etna ha avuto la sua crisi. Crisi di idee, di programmi e di intenti; cozzo di mentalità e di aspirazioni diverse; lizza di concezioni in contrasto. Crisi dolorosa, eppure emanazione di quell'amore, oseremmo dire ultraterreno, che chiama alla nostra Montagna, alla quale si corre attratti da un impeto irresistibile, per cammini non sempre uniformi.
Non incolpiamo nessuno. Non tutti vedono, ma tutti credono di vedere giusto. perchè ognuno guarda dall'angolo della propria visuale, e c'è chi ha buona vista e chi è miope o presbite, c'è chi è soltanto affetto da astigmatismo e vede le linee contorte, e chi, pur senza difetti, ha le pupille non assuefatte alla grande luce che si diffonde e propaga dal Monte e abbaglia.
Nessuno è in colpa, perchè non è colpa non vedere se si crede di vedere; e non affidare il braccio a chi l'impervio sentiero della Montagna ha imparato a conoscerlo con fatica di anni, è solo un peccatuccio di presunzione, un soffio di arroganza, causa impensata talvolta di irreparabili sciagure.
Le origini della crisi sono al più note. Per gli ignari abbiamo scritto una nota in seconda pagina sullo funzione dello sci etneo, che fa parte della relazione trasmessa alla Presidenza Generale. Sci e anti-sci si sono battuti all'Assemblea dei Soci del 21 dicembre e hanno determinato la crisi. La crisi covava. Vi era un'avversione manifesta, che durava da un anno, di alcuni ″puri″ contro altri ″impuri″, e i due gruppi si attendevano al varco. All'Assemblea la richiesta dei dirigenti dello Sci Club Etna di avere affidata la gestione temporanea della Cantoniera con agevolazioni per i propri iscritti allo scopo di organizzarvi l'attività invernale, dette lo spunto alla battaglia che si preparava da tempo, e i contendenti attaccarono e si difesero strenuamente, e nessuna delle due parti cedette di un passo.
Ne seguirono le dimissioni del Presidente e dell'intero Consiglio della Sezione, le dimissioni del Consiglio dello Sci Club, lo scioglimento infine di questo, e quel che è più penoso, la disgregazione di quella compagine sociale che si era lentamente ma saldamente cementata e costituiva un legittimo orgoglio della Sezione dell'Etna.
Alle elezioni svoltesi il 1° febbraio, dopo il rifiuto opposto del Presidente uscente e da quasi tutti i Consiglieri di ripresentare la propria candidatura, e l'astensione dal voto di moltissimi soci, il Consiglio è risultato composto in gran parte da elementi giovani, nuovi alla direzione della Sezione. E' ad essi che spetta ora il grave e difficile compito di riordinare le file disorientate dei Soci e riportare la Sezione. a quell'unità che ne era la forza e ne garantiva il futuro. Noi li attendiamo alla prova.

Quale il risultato delle urne del 15 febbraio?

Fanno parte del Consiglio Direttivo, come membri di diritto:

Trascorrono neanche due mesi ed il 9 aprile si dimettono dalla carica di consigliere i soci Carmine Nicotra, Ugo Meli, Aurelio Zizza ed Orazio Rosolia, e Ugo Di Lorenzo da quella di revisore dei conti. Essi vengono surrogati dai primi non eletti durante le stesse elezioni del 15 febbraio ed il Consiglio Direttivo diviene così composto:

Ridiamo la parola a Vadalà Terranova (″Sacco Alpino″ del 1° luglio 1946):

Crisi superata
L'acuta crisi che aveva gettato nei mesi scorsi un'ombra scura sulla Sezione e di cui non era lecito prevedere gli sviluppi, si è virtualmente risolta, e la risoluzione è venuta improvvisa, come improvviso era stato il suo nascere. Con la distensione verificatasi, fa le diverse correnti e il riconoscimento - da parte di quei soci che, mossi da un ideale apprezzabile era fuori dalla comune pratica, avevano provocato la penosa e critica situazione - dei torti commessi o almeno della opportunità di non insistervi per il bene della Sezione, che va messo al di sopra di ogni idea o interesse personale, la vita sociale va riportandosi alla normalità.
Quel senso di disorientamento, che si era determinato soprattutto fra i Soci che non erano stati presenti all' Assemblea del 21 dicembre e non erano al correrne degli avvenimenti, si è dissolto, e molto è valsa in proposito la messa a punto fatta dalla nostra Rassegna nel precedente numero.
Vi sono, è vero, ancora delle pecorelle che si ostinano a rimanere fuori dal gregge, ma il buon senso avrà ragione anche di loro, quando col passare del tempo e .smorzati g1i ardori euforici di urta indipendenza acquistata a poco prezzo, si renderanno conto che per raggiungere la mandria, il gregge deve procedere unito senza sbandamenti.

Passa un altro anno e si ritorna a votare, questa volta sulla scorta del nuovo Regolamento Sezionale che prevede dapprima l'elezione di 11 Consiglieri, e poi la scelta, fra di essi, delle cariche dirigenziali.

Si vota dal 2 al 4 maggio 1947 con una buona percentuale di votanti ed il massimo ordine. A norma del nuovo Regolamento, la Commissione Elettorale nominata dall'Assemblea, prepara una lista di eleggibili alle cariche di Consigliere, Delegato alla Sede Centrale e Revisore dei Conti, fra i quali i soci scelgono i loro preferiti, nessun'altra lista essendo presentata. Risultano eletti (in ordine di numero di voti):

Anna Maria Vagliasindi, bella e sportivissima ragazza, che riporta lo stesso numero di voti di Aurelio Zizza, deve cedergli il posto per l'anzianità nell'associazione.

Giorno 10 maggio si svolge la prima riunione del nuovo Consiglio Direttivo e risultano eletti:

Il giornale sezionale ″Sacco Alpino″

La vulcanica mente del presidente, unita alle rinnovate possibilità economiche, porta alla nascita di un giornale sezionale, con cadenza all'incirca bimensile, che vivrà dal gennaio 1946 al giugno 1948, per un totale di 10 numeri. Un giornale di grande formato, di almeno quattro pagine per numero, ricco di verve e denso di notizie, aneddoti, vignette, cronache e satira nei confronti degli stessi soci. Denominato ″Sacco Alpino″, gode di un gradimento altissimo ed è apprezzato anche dalla Sede Centrale, per i suoi scritti di opinione. Presenta una curiosità: i soci che vi collaborano utilizzano quasi esclusivamente degli pseudonimi: Eva, l'Apone, Demos, Nic, Vulcano. I primi due numeri vengono sottotitolati ″Organo della Sezione dell'Etna del C.A.I.″; poi si dà spazio alle altre Sezioni siciliane e vi si aggiunge il nome ″Rassegna siciliana di alpinismo″.

Nasce il Comitato Regionale Siculo
delle Sezioni del C.A.I.

L' 11 maggio 1947 ha luogo a Messina il 1° Convegno delle Sezioni Siciliane del C.A.I., ospitato dalla Sezione Messina. Nasce così il Comitato Regionale Siculo, con primo presidente Vadalà Terranova e vice il presidente di Palermo, rag. Nazareno Rovella. Viene altresì approvato il Regolamento del Comitato.

Il Rifugio Sapienza e il Caminetto neglia anni '60
Il Rifugio Sapienza e il Caminetto negli anni ′50

L'ultimo rifugio: il più grande

La rinuncia pronunciata nel 1936 ad ogni diritto sulla Casa Cantoniera, impone a dirigenti e soci della Sezione di impegnarsi per costruire un Rifugio, interamente di proprietà del sodalizio, sul versante sud dell'Etna, in posizione altrettanto funzionale di quello che si è dovuto lasciare.

L'occasione si presenta a seguito della caduta del Fascismo, allorchè tutti gli edifici di proprietà di enti di ispirazione fascista si rendono disponibili, o in vendita o in concessione, per chi ha la capacità ed i titoli per ottenerli. Cinquecento metri oltre la Casa Cantoniera, a q. 1910, la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale aveva iniziato la costruzione di una casermetta denominata ″Capanna Montagnola″, rimasta al rustico allo scoppio della guerra. A conflitto concluso il C.A.I. ottiene tale rustico dapprima in concessione gratuita e successivamente in vendita.

Il progetto viene redatto dal socio ing. Oliviero Scuto che ne assume anche la direzione dei lavori. Il rifugio prevede 42 posti letto e una sala da pranzo di identica capacità. La spesa preventivata è di L. 1.500.000, somma che certamente non può essere sborsata dalle misere casse della Sezione. Nel settembre 1946 il presidente Paolo Fontana dà l'avvio ai lavori, dietro assicurazione che i soci contribuiranno alle spese, facendo affidamento su un contributo statale e di Enti locali. A fine marzo 1947 sono raccolte L. 900.000, mentre ne sono state spese L. 1 200 000. Tra le decine di soci che contribuiscono, un concorso assolutamente straordinario per l'entità dell'importo (ben L. 320.000) viene da Domenico, fratello del socio Giovannino Sapienza, appassionato alpinista, morto durante il conflitto appena concluso. Naturale a questo punto intitolare il rifugio alla Sua memoria, così, quando il 14 dicembre 1947 viene inaugurato, esso porta ancora un doppio nome: ″Capanna Montagnola - Rifugio Sapienza″.

L'edificio, dotato, per quei tempi, di ogni comfort, è dato in gestione, per buona parte degli anni ′50, alla guida alpina Vincenzino Barbagallo. Le tariffe di pernottamento sono quelle predisposte dal Consiglio Centrale per i Rifugi di categoria B. Successivamente si costruisce in aderenza al fianco di ponente un piccolo corpo aggiunto, denominato dapprima ″Pizzeria″ e più tardi ″Caminetto″, affinchè i soci del C.A.I. possano avere un locale destinato specificamente alle loro attività.

Ma la storia del Rifugio Sapienza non finisce così. L'edificio sarà oggetto di diversi interventi e ampliamenti successivi, che impegneranno la Sezione per tutti gli anni ′50, per concludersi nella metà degli anni ′60.

Vadalà Terranova lascia a Franzina

La Sezione continua a svolgere un'attività vivace e proficua, raccogliendo risultati di prestigio: si costituisce il Gruppo Speleologico, con il compito di esplorare le grotte e gli abissi etnei e compilare le relative mappe per l'iscrizione al Catasto demaniale delle grotte dell'Etna. L'Istituto Geografico Militare affida alla S.U.C.A.I. dell'Etna il compito, in esclusiva, di aggiornare le carte topografiche dell'Etna.

I dirigenti della Sezione seguono con attenzione e stimolano le opere che si accingono a compiere le Pubbliche Amministrazioni in favore della frequentazione dell'Etna: da Linguaglossa informano il Consiglio che la strada della pineta Ragabo permette già agli automezzi pesanti di spingersi a circa 10 minuti dal Rifugio Conti. Con questa realizzazione si allarga ad una fascia più ampia di fruitori, la possibilità di raggiungere le zone alte del Vulcano.

Con il 1948 Raffaello Vadalà Terranova entra nel 16° anno di presidenza. Ma lo spirito non è più quello di una volta; le polemiche con i giovani non sono del tutto sopite e Vadalà decide di chiudere il suo lungo ciclo.

Come tutti i trapassi, anche questo non è indolore. Il 1° giugno 1949 è eletto presidente Guglielmo Franck, ma dura solo 8 giorni. Il 9 giugno prende il timone Umberto Franzina (1907­1968), che aveva già fatto parte del Consiglio Direttivo quale Reggente della S.U.C.A.I.. Franzina prosegue con diligenza nell'impegno del suo predecessore verso i rifugi. A lui tocca in particolare di accompagnare il decollo e quindi lo sviluppo del Rifugio Sapienza, al quale dedicherà, in 9 anni di presidenza, la grandissima parte delle sue energie.

Intanto comincia con il mettere in regola la più grossa proprietà della Sezione: il 23 luglio 1951 la Sezione di Catania, rappresentata dal suo presidente, con atto di permuta rogato dal socio notaio Tanino Musumeci, acquisisce dal sig. Pietro Platania un tratto di terreno di 4.000 mq al cui centro sorge il rifugio ″Capanna Montagnola - G. Sapienza″, già di fatto di proprietà della Sezione. In permuta la Sezione cede un lotto di 600 mq sito nei pressi del Grande Albergo dell'Etna, comprendente i ruderi della cosiddetta ″Casa delle Guide″ e aggiunge la somma di L. 50.000.

Il l° settembre 1955 rinnova alla guida Vincenzino Barbagallo il contratto per la gestione del Rifugio Sapienza, per l'importo di L. 600.000 annue. Opera proficuamente presso l'Assessorato Regionale al Turismo, che concede per il Rifugio Sapienza la somma di L. 16.000.000 a fronte di un preventivo di L. 62.000.000 per l'ampliamento dello stesso. Viene collaudata una prima tranche di lavori al Rifugio Sapienza. I lavori riprenderanno a maggio con l'auspicio di completare almeno la parte ricettiva del piano primo entro l'autunno 1957.

Alla fine del 1955, si discute di un progetto di ampliamento del Rifugio Sapienza, per una spesa preventivata di L. 65.000.000, che potrebbe essere finanziato per il 50% da parte dell'Assessorato Regionale al Turismo e allo Sport e con l'aiuto del Fondo di Solidarietà Alberghiera. Si stabilisce di intervenire in due tempi. Dapprima si affiancherà alla struttura preesistente un corpo interamente nuovo sul lato di levante e successivamente si rinnoverà il corpo vecchio sul alto di ponente. I lavori iniziano nel 1956 e procedono con lentezza. Solo nel 1957 il C.A.I. usufruisce del primo lotto di contributi. I lavori proseguiranno ininterrottamente, con tanti brevi intervalli, fino al 1965, con una inaugurazione intermedia nel 1960.

Le Sottosezioni nel dopoguerra

Il 22 dicembre 1946 si riunisce il consiglio di Reggenza della Sottosezione di Zafferana Etnea, retto dal sig. Salvatore Tomarchio, che programma l'attività per il 1947 e ne fa pervenire copia alla Sezione. Fra l'altro delibera di ammettere il proprio ″gruppo Zafferana″ allo Sci C.A.I. Catania.

Il 10 novembre 1954 alcuni appassionati di montagna di Nicolosi avanzano richiesta al Consiglio Direttivo sezionale di costituire un gruppo C.A.I. a Nicolosi alle dipendenze della Sezione, chiedendo che sia riconosciuta alla guida Vincenzino Barbagallo, la leadership di esso. Il successivo 16 dicembre Franzina comunica alla Sede Centrale la formazione del gruppo a Nicolosi, con reggente Vincenzino Barbagallo ed altresì la creazione dello Sci C.A.I. Monti Rossi, con reggente il dott. Mimmo Signorelli. Il 28 aprile 1955 il gruppo C.A.I. di Nicolosi, avendo raggiunto la forza di 69 soci, chiede la costituzione in Sottosezione, che viene deliberata. Lo Sci C.A.I. Monti Rossi viene trasformato nel 1956 in Sci Club Monti Rossi.

Il 12 gennaio 1956 il Consiglio Direttivo accusa Carmelo Greco, presidente dello Sci C.A.I. Valligiani di Linguaglossa di eccessiva autonomia decisionale. Greco risponde che la sottosezione intende ormai ottenere il passaggio a Sezione.

Una disgrazia, un Decreto Prefettizio
e un mare di polemiche

1. La disgrazia

Giovedì 4 settembre 1952 alle ore 15, scompare nei pressi dell'Osservatorio Vulcanologico, il diacono tedesco Wolfgang Friedrich. Si era allontanato in compagna di due austriaci, compagni occasionali, con l'intenzione di mancare solo un'ora. Erano stati sorpresi dalla nebbia e poi dalla grandine mentre salivano in direzione nord; uno dei due austriaci era rientrato da solo all'Osservatorio dopo mezz'ora ed il secondo lo aveva imitato poco dopo, dichiarandosi all'arrivo fortunato per aver avuto come guida verso l'edificio, il tubo di acciaio che portava l'acqua dal Condensatore al Rifugio. Il diacono Friedrich sparisce nel nulla.

Venerdì mattina la scomparsa viene denunziata ai Carabinieri della Stazione di Serra la Nave, che inviano sui Cratere i militi Greco e Badalucco in compagnia del dispensiere del Grande Albergo dell'Etna Di Mauro, sollecitato dal gestore dello stesso albergo Eugenio Schuler, anch'egli presente il giorno 4 sul Vulcano. Essi tornano senza alcun risultato e la notizia rimbalza a Catania.

Venerdì 5, nel tardo pomeriggio, il Questore convoca il presidente del C.A.I. di Catania, Umberto Franzina, cui chiede, nella qualità di rappresentante di una numerosa quanto unica associazione di profondi conoscitori dell'Etna, di attivare il Sodalizio per consentire il ritrovamento del giovane tedesco. Franzina sale la stessa sera al Rifugio Sapienza dove incontra la guida Vincenzino Barbagallo e gli da disposizioni affinchè inizi delle ricerche sistematiche. Alle prime luci dell'alba del 6, Barbagallo, con la guida Giovanni Carbonaro ed il portatore Turi Magrì, si avviano verso l'Osservatorio ed il Cratere Centrale. Alle 8,00, aperto l'ufficio telegrafico, Franzina telefona a Carmelo Greco, reggente della Sottosezione C.A.I. di Linguaglossa e gli chiede di attivarsi anch'egli, cosa che questi prontamente fa, iniziando a perlustrare con alcuni consoci il suo versante. Franzina si reca quindi a Zafferana dove organizza tre pattuglie costituite ciascuna da una guida e da due agenti di Pubblica Sicurezza. La sera del sabato convoca presso la sede del C.A.I. i soci più attivi e dirotta l'escursione prevista per l'indomani.

Domenica 7 mattina dal Rifugio Sapienza si dipartono 8 gruppi costituiti da 3 soci ciascuno. Carbonaro e Magrì vengono inviati nella zona del Cratere di Nord-Est, poi di nuovo al Centrale dal lato Nord e presso la spaccatura dell'eruzione del 1949. Aurelio Zizza, Benedetto Quattrocchi con i carabinieri Arena e Badalucco ispezionano il Piano del Lago e la Cisternazza. Il Sacerdote Antonino Ferrini e Vincenzino Barbagallo risalgono in linea diritta verso il Cratere Centrale. Dal Rifugio Citelli la guida Peppino Strano effettua autonomamente delle ricerche sul fianco nord della Serra delle Concazze; lo stesso Franzina e Guglielmo Franck ispezionano la zona delle Tre Rocche.

Si teme che il disperso abbia per errore imboccato uno degli scoscesi canaloni che portano in Valle del Bove. Il giorno 9 settembre 60 militari del 45° Reggimento di Fanteria vengono affidati al Sac. Ferrini, ad Aurelio Zizza ed ad rag. Giuseppe La Rosa I° e dal Rifugio Sapienza raggiungono il Rifugio Menza, per poi allargarsi a raggiera in Valle del Bove. Rientreranno a Catania alle 18.00 del giorno 11. Nella mattina del 9, da poco iniziata l'operazione col grande dispiegamento di uomini, Giovanni Carbonaro si frattura un malleolo cadendo in un canalone; lo riportano faticosamente indietro Zizza e Turi Magrì con 6 militari. Alle 21 Zizza riparte dal Sapienza e ritorna col buio al Menza per dare istruzioni per l'indomani. All'alba, lo stesso va a riprendersi 16 soldati per riportarli in Valle del Bove ed ispezionare la recentissima colata del 1950 - 51.

Sabato 13 si avvisano tutti i soci a mezzo stampa, affinchè nuove forze si affianchino a coloro che si sono già attivati nella ricerca. Domenica 14 settembre arrivano i genitori dello scomparso, che vengono accompagnati al Rifugio Sapienza da Franzina, da Ferrini e dall'ex console di Germania e vicepresidente della Sezione, Kurt Haeni. Buoni camminatori, vogliono partecipare personalmente all'ennesima ricerca del cadavere, perchè ormai è perduta ogni speranza di trovare in vita il giovane e compiono un'ispezione a pettine per tutta la zona ad est del Cono Centrale. I coniugi Friedrich arrivarono fin sull'orlo del cratere di Nord-Est e del Centrale, accompagnati da Eugenio Schuler, che scrive un'ampia relazione della giornata, da Haeni, Barbagallo, Quattrocchi, e dai carabinieri Greco e Badalucco, mentre non lontano altri gruppi di soci C.A.I. perlustrano altre aree del vulcano.

Ancora il 15 ed il 16 proseguono le ricerche con Giuseppe La Rosa I°, Aurelio Zizza, i dottori Bellia e Denaro, il prof. Franco Boggio Lera, Enrico Zizza ed Aldo Vinciguerra; i quali tutti fanno base al rifugio Cagni, presso l'Osservatorio. Intanto si disquisisce sulla fine del povero Friedrich: in uno scambio di epistole, il socio e vulcanologo Micio Abbruzzese esclude a Franzina che il tedesco possa essere caduto nella Fumarola. Di parere diametralmente opposto Schuler, che nella sua relazione indica la piccola voragine della Fumarola come unico luogo dove possa essere caduto il giovane.

Ancora il 1 ° ottobre qualcuno continua, invano, le ricerche del cadavere.

2. Il Decreto Prefettizio

Ma intanto il 27 settembre esplode il caso: il prefetto di Catania Paolo Strano, con Decreto n° 5143, dichiara pericolosa la zona sommitale del Vulcano, a partire da un circuito che corre a quota 2000 - 2500 fino al Cratere Centrale e fa obbligo, a chiunque intenda accedervi, di farsi accompagnare dalle Guide Alpine, munite di licenza di Pubblica Sicurezza, secondo le tariffe debitamente approvate. All'art. 3 decreta inoltre Hanno libero accesso, nella suindicata zona pericolosa, le Autorità civili e militari, che vi si recano per motivi di servizio, il personale dell'Istituto di Vulcanologia dell'Università di Catania e i soci del Club Alpino Italiano, nei cui confronti la Sezione C.A.I. dell'Etna abbia rilasciato attestazione di idoneità.

Immediata sui quotidiani divampa la polemica. Al Decreto si contestano essenzialmente. quattro cose: di aver preso delle precauzioni esagerate rispetto all'effettivo pericolo, che tale divieto è lesivo della libertà dell'individuo, che penalizza il turismo etneo e infine di avere inoltre favorito il C.A.I., cui viene concessa una patente di competenza non prevista da alcuna legge.

″Il Giornale dell'Isola″ del 7 ottobre titola: Il Decreto prefettizio sull'Etna non piace agli alpinisti nostrani. Gli fa eco ″La Sicilia″ del 9: Facilitare, non intralciare l'accesso alla nostra montagna E ancora ″La Sicilia″ del 11 ottobre: Chi è lontano dalla Sicilia ha una gran paura dell'Etna - Dopo il decreto delle zone pericolose ed il ″Corriere dello Sport″ del 31: Per accedere sull'Etna obbligatoria la guida - Provvedimento esagerato.

Molti privati cittadini e soci scrivono ai quotidiani: sul ″Giornale dell'Isola″ del 8 ottobre: Etna inaccessibile (ing. Luigi Biffo). Nel trafiletto Biffo accusa il C.A.I. di aver ripudiato i principi per cui era stato creato, riducendosi al rango di ″servitorello del turismo″, irride i valenti alpinisti e sciatori che si allenano all'umile e remissiva condiscendenza indispensabile per chiedere il prezioso attestato di idoneità che, come è noto, verrà rilasciato dall'onnisciente direzione del C.A.I..

E ancora:
″Giornale dell'Isola″ - 9 ottobre: L'Etna e il decreto prefettizio.
″Giornale dell'Isola″ - 11 ottobre: Etna proibito.
″La Sicilia″ - 18 ottobre: La montagna col contagocce.
″Sicilia del Popolo″ - 23 ottobre: E' pericolosa l'ascensione all'Etna?
″La Sicilia″ - 24 ottobre: La presidenza del C.A.I. invitata a dimettersi. (dott. Alfio Di Stefano) Dice tra l'altro Iuzzo Di Stefano, detto ″Il Capitano″: Non si poteva evitare di far fare così poco simpatica figura al S.E. il Prefetto? Non si poteva infine evitare una propaganda così controproducente all'alpinismo e allo sci sull'Etna, nonchè al buon senso dei siciliano? Bastava che la presidenza della Sezione catanese del C.A.I. non avesse ispirato e appoggiate con un parere favorevole un decreto del genere (cosa che non è stata smentita). Ora, una presidenza del C.A.I. catanese che. ha commesso un errore così grossolano in materia di alpinismo (il che, sebbene abbia cercate di nasconderlo, ha rilevato il Comitale Regionale del C.A.I.) ha dimostrato di non essere all'altezza del compito che gli è stato affidato dall'assemblea dei soci e pertanto, a meno che non sia costituita da uomini che vogliono dirigere l'alpinismo per altri fini, dovrebbe dimettersi.

3. La posizione del C.A.I. regionale

Il 16 ottobre si riunisce a Catania il Comitato Regionale Siculo del C.A.I. presenti i Consiglieri Centrali avv. Raffaello Vadalà Terranova, catanese e rag. Nazareno Rovella, palermitano e i presidenti o rappresentanti di quasi tutte le Sezioni C.A.I. di Sicilia. Dopo accalorate discussioni ne esce un documento approvato all'unanimità, nel quale si fa voli che S.E. il Prefetto di Catania voglia revocare il Decreto dei 27-settembre e si sollecitano alcuni provvedimenti e cioè:

  1. Collocare cartelli monitori vicino alle zone a rischio, ricorrendo, se consigliabile e se possibile, alla recinzione delle zone a rischio.
  2. Diffondere in tutti i presidi turistici delle conoscenze adeguate sulle modalità di esecuzione delle ascensioni al vulcano.
  3. Tracciare e mantenere i sentieri di accesso.
  4. Definire le pratiche già avviate dalla Sezione dell'Etna per la costruzione di ricoveri e bivacchi nell'alta zona del vulcano.

Viene dato ampio risalto di stampa all'Ordine del Giorno.

″Corriere di Sicilia″ - 23 ottobre: Protesta il C.A.I. contro il Decreto che vieta l'accesso alla Montagna. Il comitato Regionale invita il Prefetto a revocarlo e a sostituirlo con altri più opportuni. ″Giornale dell'Isola″ - 23 ottobre - Si restituisca l'Etna al libero turismo

4. La radiazione di Biffo e Di Stefano

Intanto il 25 ottobre si svolge una burrascosa seduta di Consiglio Direttivo della Sezione etnea del C.A.I. e il presidente Franzina è costretto a ribadire che egli non fu l'ispiratore del Decreto Prefettizio, come qualcuno ha malignamente detto e scritto, ma la necessità di un siffatto provvedimento sorse e fu alimentata esclusivamente in sede di Prefettura e di fatto gli venne soltanto richiesto di procurare copia di un provvedimento analogo relativo al Vesuvio, mediante la Sezione C.A.I. di Napoli e di prestare la collaborazione per la delimitazione grafica della zona potenzialmente pericolosa.

Nel frattempo, il 27 ottobre si muove anche la Sede Centrale del C.A.I., con una lettera del Segretario Generale, che appoggia calorosamente la posizione del Comitato Regionale Siculo, comunica di aver scritto al Commissariato del Turismo ed alle Autorità della Regione Siciliana e invita Franzina a coordinarsi con quegli intenti ″per la successive azioni da svolgere″.

5. La nuova formulazione del Decreto Prefettizio

Il Prefetto, ricevute le sollecitazioni della stampa, del Comitato Siculo e della Sede Centrale del C.A.I., dello stesso Franzina che viene di fatto obbligato ad affiancarsi alla posizione ufficiale dell'Associazione, decide di mitigare la formulazione del Decreto, che viene riemesso in data 25 novembre col n° 5947. Viene modificato solo l'art. 3 che così adesso recita: Hanno libero accesso, nella suindicata zona pericolosa, le Autorità Civili e Militari, che vi si recano per motivi di servizio, il personale dell'Istituto di Vulcanologia dell'Università di Catania, tutti coloro nei cui confronti il C.A.I. abbia rilasciato attestazione di idoneità, nonchè coloro i quali partecipano a manifestazioni sportive, organizzate dagli enti o società specificamente competenti.

Scrive privatamente il prefetto Strano a Franzina:

Ritengo che con la nuova formulazione, la quale restringe notevolmente il campo di applicazione, del divieto di accesso senza guida alla zona pericolosa, rendendolo operante solo nei confronti dei non sportivi, e cioè dei profani della montagna, possano ritenersi del tutto superate le preoccupazioni dei veri amatori del nostro vulcano.
Desidero aggiungere che, come era facile dedurre da un sereno esame della questione, e come è stato infatti rilevato da taluno, io non potevo neppure pensare di cingere la zona pericolosa dell'Etna con un'inopportuna e del resto impossibile, cintura di forze di polizia: il mio decreto aveva quindi, precipuamente, la funzione di richiamare, sulla importanza e sulla difficoltà della montagna, l'attenzione e la responsabilità, in primo luogo delle autorità turistiche e poi di quanti e per scarsa conoscenza, o perchè allettati da una troppo sommaria propaganda, ritenevano di poter accedere, senza adeguata preparazione ed attrezzatura, alle zone più alte ed impervie del vulcano.

Alle soglie del 1953 si spengono i riflettori dell'opinione pubblica sulla vicenda del diacono tedesco, ma la ferita all'interno del C.A.I. è ancora aperta e lo sarà per quasi due anni ancora, finchè non si chiuderà tutto l'iter burocratico del ricorso del dott. Alfio Di Stefano.

Qualcuno vacilla, nella certezza di essere nel giusto nei confronti del socio campione di sci e 1'8 giugno 1954, in una riunione del Consiglio Direttivo (Franzina, Miceli, Haeni, Becherucci, Signorelli, Ferrini), viene respinta la proposta di annullare la radiazione di Alfio Di Stefano. La certezza si indebolisce ancor dappiù il 26 ottobre 1954, quando la Sede Centrale non ne ratifica la radiazione, ma Di Stefano, non avendo pagato le quote sociali 1953 e 1954, viene considerato non più socio ed il suo caso viene archiviato.

Gli altri rifugi

Nell'agosto 1953 l'Università rinnova la storica Concessione di 2 stanze più servizi al piano terreno lato levante dell'Osservatorio Vulcanologico dell'Etna. In cambio essa viene autorizzata ad installare delle stazioni meteorologiche presso i rifugi Menza, Citelli e Casa Cantoniera, essendo autorizzata ad accedere nei predetti rifugi. Il 29 settembre successivo il Rifugio Osservatorio viene intitolato alla memoria di Giovannino Cagni.

La guida Giuseppe Strano è custode del Rifugio Citelli, ma è moroso con la Sezione delle quote del ′52 e del ′53, cosa che giustifica con la scarsa attività del rifugio.

Nel settembre 1956 effettua piccoli lavori di riparazione ai Rifugi Citelli e Menza col concorso dell'Assessorato Regionale al Turismo, che concede i seguenti contributi, pari al 50% del fabbisogno: per il Rifugio Citelli L. 900.000 e per il Rifugio Menza L. 700.000.

Il Trofeo dell'Etna

Nasce nel 1949 il Trofeo dell'Etna, gara di sci-alpinismo a squadre di tre elementi, lungo un percorso ardito, disegnato sulle pendici più alte del Vulcano, da compiere montando o levandosi gli sci, a seconda delle necessità. Il Trofeo viene trattenuto per un anno dalla squadra vincitrice o dalla società di appartenenza, e poi restituito alla Sezione, affinchè sia nuovamente messo in palio.

La prima edizione vede una partecipazione esclusivamente locale, con la vittoria della squadra linguaglossese composta da A. Vecchio - S. Vecchio - A. Barone, ma già l'anno successivo, grazie ad un'adeguata propaganda, la gara diventa di interesse internazionale e numerose squadre composte dai migliori specialisti europei si contendono il Trofeo.

Il presidente Franzina, dirigente dell'E.P.T. di Catania, riesce con regolarità ad assicurarsi, per la sua organizzazione, un contributo da parte dell'Assessorato Regionale al Turismo ed organizzato tecnicamente dalla Sezione. Con il medesimo contributo vengono inoltre organizzate (1954) le gare di sci ″Coppa Katana″, internazionale e ″Trofeo Duca di Misterbianco″, nazionale. Nel 1955, per la VII edizione il sussidio regionale è di L. 5.000.000 e viene amministrato dall'Ente Provinciale del Turismo, mentre il C.A.I. cura l'organizzazione tecnica. Essa viene affidata anche questa volta a Kurt Haeni per gli inviti ed i contatti con l'estero ed a Mimmo Signorelli per la tracciatura del percorso e la individuazione dei posti di controllo, di segnalazione e di rifornimento.

Del Trofeo dell'Etna si svolgeranno undici edizioni consecutive, fino al 1959. La partecipazione sarà sempre ad alto livello ed i vincitori, con l'eccezione della prima edizione, saranno stranieri o provenienti dall'arco alpino.

La vita in Sezione negli anni ′50

La vicenda scaturita dalla scomparsa del diacono tedesco ha un effetto negativo sull'armonia e sull'atmosfera che regna nell'associazione, in quanto determina una spaccatura fra l'ortodossia dei dirigenti, quasi tutti personaggi dall'impostazione sociale e alpinistica tradizionale, seguiti da pochi soci loro coetanei e una rilevante parte del corpo sociale, meno incline ad essere irreggimentato nei sentimenti.

Il presidente Franzina, che dedica molto tempo ed energie alla Sezione, si rivela sempre più un accentratore e le stesse figure del vicepresidente e dei consiglieri si sfumano dietro la sua figura e riducono il loro apporto alla gestione del sodalizio. Nel maggio 1954 la Sezione attraversa delle difficoltà con il funzionamento della segreteria e non è in grado di presentare all'Assemblea dei Soci i bilanci consuntivi e preventivi, pertanto l'Assemblea viene rinviata all'autunno. Nel febbraio 1955 si lamenta il poco successo dell'iniziativa di noleggiare con regolarità delle pellicola dalla Sede Centrale e di effettuare delle proiezioni cinematografiche: data la scarsezza dei convenuti esse si risolvono in un passivo per la Sezione. Franzina si dedica al Rifugio Sapienza, e nel 1955 vi si realizzano alcuni nuovi servizi igienici.

Nel successivo ottobre 1955, le elezioni confermano Franzina alla presidenza con il seguente Consiglio Direttivo:

Intanto sui fronti delle due Sottosezioni etnee, Nicolosi e Linguaglossa, si preparano i giochi che porteranno ad un paio di anni di subbuglio in Sezione, con vigorosi bracci di ferro fra i soci periferici ed il presidente sezionale. Ciò comunque non diminuisce il fascino che il nome del Club Alpino Italiano emana nei confronti degli appassionati del territorio etneo, infatti l'Assessore regionale al Turismo prof Giuseppe Russo, Sindaco di Giarre, perora la creazione di un gruppo C.A.I. nella cittadina ionica, facente parte della Sezione di Catania.

Ma cosa succede nelle due Sottosezioni?

Già nel dicembre 1953 si era venuti a sapere che il reggente della Sottosezione di Linguaglossa, Carmelo Greco, aveva ottenuto contributi per complessive 950.000 lire per organizzare la Coppa Mareneve di Sci ed una scuola di Sci, senza darne comunicazione alla Sezione. Nel novembre 1955 Greco scavalca nuovamente la Sezione chiedendo alla Regione un contributo per la ristrutturazione del Rifugio Conti e per la ricostruzione della Capanna Linguaglossa.

Il 15 dicembre 1955 Greco comunica in Assemblea che il Comune di Linguaglossa ha ceduto allo Sci C.A.I. Valligiani l'uso di 2 locali nella casetta costruita a Piano Provenzana per asilo dei pecorai. Tale casetta viene battezzata 'Capanna Puchoz' in memoria dell'alpinista valdostano Mario Puchoz perito l'anno precedente durante la spedizione italiana per al conquista del K2.

Si partecipa altresì che l'On. Russo ha comunicato che la Regione ha intenzione di costruire 3 rifugi di media montagna: uno nella zona di Adrano-Biancavilla, un secondo verso Monte Maletto ed un terzo presso Monte Conca. Tali rifugi andrebbero affidati al C.A.I., ma contemporaneamente il Consiglio Direttivo delude le aspettative dei linguaglossesi, deliberando di non ampliare il Rifugio S.U.C.A.I. - Conti.

Intanto ai primi del 1956 prende piede la querelle fra la Sottosezione di Nicolosi, cui si appoggiano diversi soci sciatori catanesi, che fanno riferimento a Mimmo Signorelli ed il presidente Franzina. Entrambi il 12 aprile presentano le dimissioni. Signorelli dichiara che molti giovani non vogliono collaborare con Franzina e che per questo si iscrivono alle sottosezioni di Linguaglossa o di Nicolosi. Franzina ritira le dimissioni. Un mese dopo si dimette il revisore dei conti Raffaele Malerba, in polemica col presidente e gli subentra il rag. Giuseppe La Rosa I°, mentre Nino Corsaro prende il posto di Mimmo Signorelli come consigliere. vLe Sottosezioni di Linguaglossa e di Nicolosi si coalizzano e chiedono un'Assemblea Straordinaria dove intendono porre critiche alla gestione della Sezione. Il 12 novembre 1956 Franzina denuncia alla Sede Centrale che nell'ambito dello Sci C.A.I. Monti Rossi operano ai posti direttivi soci quali Mimmo Signorelli, Raffaele Malerba, Mario Maugeri e Pippo Paratore, di fatto sci della Sezione.

In risposta alla richiesta delle due Sottosezioni, e su richiesta di Franzina, il Consiglio Direttivo delibera di far svolgere l'Assemblea Straordinaria contestualmente a quella ordinaria. Il 9 giugno 1956, presieduta dal presidente della Sezione di Palermo, rag. Nazareno Rovella, si svolge un'Assemblea tempestosa cui partecipano soci delle Sottosezioni di Nicolosi e di Linguaglossa. Prima di essere sospesa per impossibilità di svolgere il lavoro a causa dei tumulti, si dimette il consigliere Mario Maugeri. Il giorno dopo il Consiglio Direttivo decide all'unanimità di chiedere alla Sede Centrale se i soci delle Sottosezioni territoriali abbiano o meno diritto di partecipare alle Assemblee. Ad agosto arriva la risposta della Sede Centrale, la quale conferma la mancanza di diritto circa il punto precedente. Viene presentata una bozza di nuovo regolamento studiato dagli avv. Pietro Tropea e Raffaello Vadalà Terranova, dal giudice Francesco Miceli e dal dott. Ruggero D'Amico Reitano.

Incassato il parere della Sede Centrale, il 30 ottobre 1956 si svolge l'Assemblea sospesa il 9 giugno e viene comunicato che il corpo sociale è formato da 211 soci diretti e 161 delle Sottosezioni di Nicolosi e Linguaglossa per un totale di 372. Viene comunicato altresì ai soci che la Provincia ha iniziato il 1° tronco della strada Fornazzo - Rifugio Citelli. Nella relazione sull'attività si fa sapere che il socio giudice Francesco Miceli sta lavorando al catasto delle Grotte Vulcaniche dell'Etna coadiuvato dal geom. Nino Corsaro. I soci Raffaele Malerba, Lo Giudice e Mario Maugeri chiedono che si formi una commissione d'inchiesta per effettuare indagini amministrative e chiedono che il presidente si dimetta. La richiesta viene respinta.

Il rappresentante della Sottosezione di Linguaglossa chiede il Nulla Osta per trasformare la stessa in Sezione. L'Assemblea respinge a grande maggioranza. Pino Tosto viene nominato socio perpetuo alla memoria.

Intanto l'ex Revisore dei Conti Raffaele Malerba non demorde e cita in giudizio il presidente Franzina. informatone il Consiglio Sezionale, questo delibera di chiedere l'intervento della Sede Centrale per la radiazione dello stesso Malerba e del socio Mario Giarrusso di Adrano, facente parte della Sottosezione di Nicolosi. Il 7 dicembre 1956 il Consiglio Direttivo delibera di radiare i soci: dott. Mimmo Signorelli, rag. Raffaele Malerba, sig. Mario Giarrusso. Non essendosi questi appellati, nel febbraio successivo la radiazione diviene definitiva.

Nel marzo 1957 il Consiglio Centrale del C.A.I. delibera che la Sottosezione di Linguaglossa si costituisca in Sezione, acclamando presidente Carmelo Greco.

Scaduto il biennio 1955-57, dall' 11 al 13 maggio si svolgono nuove elezioni, che confermano ancora Umberto Franzina alla presidenza, con:

Il successivo 24 luglio il Tribunale di Catania dichiara improponibile la citazione di Malerba a Franzina relativa ai diritti di voto del socio delle Sottosezioni nelle Assemblee Sezionali, agli effetti del Computo dei Delegati all'Assemblea Nazionale. Nello stesso mese il Consiglio delibera di sciogliere la Sottosezione di Nicolosi. Intanto il Presidente Generale Ardeni Morini scrive a Franzina congratulandosi per la vittoria in giudizio, ma ammonendolo: Il suo legale dovrebbe però leggere attentamente il volumetto ″Passato, presente e futuro nella legislazione del C.A.I.″, per rendersi conto dei pericoli che potrebbero aspettarlo in appello. Il 16 dicembre 1957 il Consiglio Centrale delibera lo scioglimento della Sottosezione di Nicolosi per morosità e inattività. Si chiude così per la terza volta, la vicenda della Sottosezione, che questa volta ha avuto vita proprio breve: appena due anni e mezzo.

Un'altra disgrazia

L'8 marzo 1958, durante i preparativi per la realizzazione del X Trofeo dell'Etna, scompare il socio e studente Turi Agresta. Egli deve raggiungere l'Osservatorio, procedendo a fatica sulla neve, quando viene colto dalla tormenta. Cerca di seguire i pali della corrente elettrica, ma si sbaglia e supera l'Osservatorio, dove sono ricoverati la guida Giovanni Carbonaro ed altri sciatori e si perde nel nulla. La sua salma verrà ritrovata dopo oltre sei anni, il 20 settembre 1964 a quota 2.450 sul versante di Bronte, da un pastore di nome Meli. La Sezione catanese del C.A.I. aprirà una sottoscrizione fra i soci per costruire un monumentino che ricordi l'amico scomparso. Il monumento verrà inaugurato il 13 ottobre successivo.

La scomparsa di Turi Agresta comporta per il presidente Franzina il coinvolgimento in un giudizio legale per le sue responsabilità indirette, come rappresentante legale della Sezione. E' la goccia che fa traboccare il vaso: al timone da 9 anni e mezzo, con la vicenda Friedrich alle spalle, e le polemiche con le due Sottosezioni e con il gruppo di sciatori dello Sci Club Monti Rossi, Franzina getta la spugna. Non si ricandida ed il 14 gennaio 1959 il suo vice Federico Scuto viene eletto presidente, nell'intento di proseguire, con rinnovate energie, la politica del predecessore. Ma appunto questa pesante eredità limita le possibilità di Scuto, che non si trova neppure nelle condizioni di controllare i movimenti di cassa della Sezione e lascia la carica non raggiungendo neanche un anno di presidenza.

Paolo Fontana di nuovo presidente

Paolo Fontana era già stato presidente, per un solo anno, dal febbraio 1946 al maggio 1947. Erano gli anni della fronda degli sciatori al vecchio presidente Vadalà Terranova. Ora l'atmosfera è cambiata: Fontana ha 44 anni. Nel luglio 1959, a seguito delle ultime elezioni che portano ad un Consiglio Direttivo di 7 componenti, riprende il timone della Sezione. Una targa posta all'interno del Rifugio Sapienza ricorda che sotto la sua presidenza, dopo circa 18 anni di ristrutturazioni e ampliamenti, l'edificio è finalmente completo.

Il suo Consiglio è così composto:

Tralasciando il confronto col Consiglio abortito di Federico Scuto, questa compagine è quasi del tutto nuova, rispetto a quella eletta nel 1957: soltanto Domenico Sapienza, il benefattore dell'omonimo rifugio, è presente in entrambi i Consigli. Fontana si ritrova per le mani i lavori del Rifugio Sapienza, affidati all'ing. Alfio Amantia, che prevedono l'imminente conclusione del 1° lotto (cioè della realizzazione dell'ala nuova di levante), mentre si deve cercare di mettere in cantiere il 2° lotto (la ristrutturazione dell'ala vecchia). Il suo compito viene aggravato dal fatto che il suo immediato predecessore, Federico Scuto, non è riuscito a dargli delle consegne con un corretto rendiconto economico. Quello che è certo è che vi sono sia passività per la costruzione del Rifugio, sia debiti derivanti dall'organizzazione dell'ultima edizione del Trofeo dell'Etna (la XI dell'inverno 1959), sia ancora debiti verso la proprietaria della ex sede, la storica via Bicocca 8, che si è dovuta lasciare nel marzo 1958, essendo giunti alla conclusione di un lungo fitto bloccato. Per qualche tempo la sede, modestissima, è in Via S. Euplio 64/0. Fontana eredita fastidi anche dal fatto che il gestore del Rifugio Sapienza, Clemente Maffei, succeduto a Vincenzino Barbagallo, che eroga un canone di L. 900.000 l'anno, non si rivela all'altezza del compito. Spinto dalle pressanti richieste delle agenzie turistiche, Fontana fa rapidamente apprestare due servizi igienici adiacenti alla Sala Ristorante.

Il Presidente ed il nuovo Consiglio cercano di riordinare l'attività in Sezione: la quota sociale viene fissata in L. 3.000 per i soci ordinari. Attesi i debiti ereditati dalla precedente gestione, si decide di soprassedere all'organizzazione dei XII Trofeo dell'Etna, quello che se sarebbe dovuto svolgere nel 1960. In pratica si decreta la fine del glorioso Trofeo, che da quel momento rimarrà, non più messo in palio, nei locali della Sezione, dove si trova ancor oggi. Si tratta di un'opera scultorea di non trascurabile qualità, montata su un pesante blocco di pietra lavica: in alcuni periodi amorevolmente lucidata, in altri abbandonata a se stessa.

Tra i soci che si propongono di organizzare l'attività in Sezione, vi sono Perciabosco, detto ″lo zio Pippo″, per le gite, Miceli per gli aspetti scientifici, Becherucci per lo sci. Vedremo però che l'attività andrà via via a spegnersi, come denuncerà pubblicamente lo stesso presidente Fontana, puntualmente, ad ogni Assemblea. Unica fonte di entrate extra dai soci, oltre quella delle quote sociali, sono i ″trattenimenti danzanti″, occasioni mondane organizzate presso alcuni locali pubblici cittadini.

Alla sua prima Assemblea (dicembre 1959) Fontana presenta un corpo sociale di 160 soci ordinari e 127 aggregati. Nel 1960 viene contattata la Società S.A.A.T., già conduttrice del Rifugio Marini, sulle Madonie, e, dopo laboriose trattative, le si affida la gestione del Sapienza per un canone ben maggiore di quello che versava Maffei.

Vengono ripresi i lavori al Rifugio e così il 26 novembre 1960 viene inaugurata l'ala di levante alla presenza dell'Arcivescovo di Catania Luigi. Bentivoglio e del prefetto dott. Pietro Rizzo. Il rinfresco è offerto dall'Ente Provinciale del Turismo, rappresentato dal presidente Enzo Grimaldi, principe di Nixima.

Rimangono adesso da cercare i fondi per il secondo lotto, che prevede lo sventramento del vecchio corpo di ponente, per raggiungere la conformazione definitiva prevista, con 100 posti letto.

Nell'aprile del 1961 si effettua un ultimo tentativo di far riprendere il Trofeo dell'Etna, cercando un finanziamento della Gazzetta dello Sport, ma senza esito. All'Assemblea dell'aprile 1961, Fontana propone di incrementare da sette a nove il numero di Consiglieri, nella speranza di avere una partecipazione più corposa ai problemi della Sezione. Così, dalle successive elezioni del maggio 1961, esce dalle urne il seguente Consiglio:

Fontana dedica energie, tempo e dedizione alla Sezione, e la aiuta con rilevanti interventi finanziari personali, ma con la sua presidenza continua il declino dell'attività, freddamente testimoniata dal numero di soci:

Si continuano a fare soci dell'E.S.C.A.I. (Escursionismo scolastico del C.A.I.), un gruppo equivalente a quella che sarà negli anni ′90 la Commissione per l'Alpinismo Giovanile, ma gli affiliati sono pochi e l'attività pressochè nulla. Anche lo Sci C.A.I. presenta magri risultati agonistici. Lo ammette lo stesso Gianni Becherucci che si consola affermando che resta la chiara realtà di un rifugio quasi ultimato.

Nel nuovo Consiglio Direttivo è entrato l'avv. Salvatore Papale, Sindaco di Catania, e ciò faciliterà il compito di cercare sussidi presso gli Enti Pubblici per completare il Rifugio Sapienza. Ma le lentezze burocratiche vincono anche le energie del Sindaco socio, che informa di un contributo di 5.000.000 nel 1961, contributo che di fatto sarà incassato soltanto due anni dopo. Sulla base di questa speranza e di un sussidio di L. 1.000.000 concesso dalla Camera di Commercio, Fontana da il via ai lavori del 2° lotto, cioè dell'ala di ponente, che prevede una spesa di L. 65.000.000, di cui disponibili soltanto 27.000.000.

Si discute della Convenzione fra Università e C.A.I. per i locali dell'Osservatorio adibiti a Rifugio Alpino e si ventila la possibilità che l'Università conceda l'intero edificio per uso di rifugio. In ogni caso nel maggio del 1964 il Rifugio Cagni è in ancora gestione a Vincenzino Barbagallo e viene pubblicizzato come dotato di 24 cuccette, impianto di riscaldamento a termosifone, acqua corrente calda e fredda.

Una vicenda penosa si verifica a proposito di una Monografia sull'Etna, che dovrebbe essere realizzata per partecipare ai festeggiamenti per i 100 anni del Club Alpino Italiano, che ricorrono nel 1963. Viene incaricato del suo coordinamento il giudice Miceli, il quale chiede dei contributi scritti ai professori Alfredo Rittmann, Valerio Giacomini, Marcello La Greca, Salvatore Cucuzza Silvestri, Franco Boggio Lera, al meteorologo Filippo Affronti, mentre egli stesso scrive un pezzo sulla Toponomastica dell'Etna. Molti componenti consegnano il loro lavoro. Qualcuno si tira indietro. La Monografia non vedrà mai la luce.

Salta l'Assemblea di metà 1962 per la mancata compilazione dei bilanci e a quella del 22 maggio 1963, svoltasi nella bella sede di Viale Regina Margherita 10, partecipano soltanto 32 soci. Le finanze continuano ad essere deficitarie e Fontana propone di cercare una sede più economica.

Per scadenza del biennio si torna alle urne e nel giugno 1963, il Consiglio Direttivo è così costituito:

Si continuano a fare soci dell'E.S.C.A.I. (Escursionismo scolastico del C.A.I.), un gruppo equivalente a quella che sarà negli anni ′90 la Commissione per l'Alpinismo Giovanile, ma gli affiliati sono pochi e l'attività pressochè nulla. Anche lo Sci C.A.I. presenta magri risultati agonistici. Lo ammette lo stesso Gianni Becherucci che si consola affermando che resta la chiara realtà di un rifugio quasi ultimato.

Nel nuovo Consiglio Direttivo è entrato l'avv. Salvatore Papale, Sindaco di Catania, e ciò faciliterà il compito di cercare sussidi presso gli Enti Pubblici per completare il Rifugio Sapienza, Ma le lentezze burocratiche vincono anche le energie del Sindaco socio, che informa di un contributo di 5.000.000 nel 1961, contributo che di fatto sarà incassato soltanto due anni dopo. Sulla base di questa speranza e di un sussidio di L. 1.000.000 concesso dalla Camera di Commercio, Fontana da il via ai lavori del 2° lotto, cioè dell'ala di ponente, che prevede una spesa di L. 65.000.000, di cui disponibili soltanto 27.000.000. Si discute della Convenzione fra Università e C.A.I. per i locali dell'Osservatorio adibiti a Rifugio Alpino e si ventila la possibilità che l'Università conceda l'intero edificio per uso di rifugio. In ogni caso nel maggio del 1964 il Rifugio Cagni è in ancora gestione a Vincenzino Barbagallo e viene pubblicizzato come dotato di 24 cuccette, impianto di riscaldamento a termosifone, acqua corente calda e fredda.

Una vicenda penosa si verifica a proposito di una Monografia sull'Etna, che dovrebbe essere realizzata per partecipare ai festeggiamenti per i 100 anni del Club Alpino Italiano, che ricorrono nel 1963. Viene incaricato del suo coordinamento il giudice Miceli, il quale chiede dei contributi scritti ai professori Alfredo Rittmann, Valerio Giacomini, Marcello La Greca; Salvatore Cucuzza Silvestri, Franco Boggio Lera, al meteorologo Filippo Affronti, mentre egli stesso scrive un pezzo sulla Toponomastica dell'Etna. Molti componenti consegnano il loro lavoro. Qualcuno si tira indietro. La Monografia non vedrà mai la luce.

Salta l'Assemblea di metà 1962 per la mancata compilazione dei bilanci e a quella del 22 maggio 1963; svoltasi nella bella sede di Viale Regina Margherita 10, partecipano soltanto 32 soci. Le finanze continuano ad essere deficitarie e Fontana propone di cercare una sede più economica.

Per scadenza del biennio si torna alle urne e nel giugno 1963, il Consiglio Direttivo è così costituito:

Nell'ottobre 1964 il Consiglio copre le spese dei funerali del povero Turi Agresta, la cui salma è stata finalmente ritrovata sul versante di Bronte, mentre si esonera il gestore Peppino Strano dalla custodia del Rifugio Citelli. Anche la Società S.A.A.T. non si rivela soddisfacente nella gestione del Rifugio Sapienza ed il Consiglio decide di chiudere i rapporti con essa. Saltata anche l'Assemblea Ordinaria di metà ′64, il 18 marzo 1965, davanti a soli 13 convenuti, se ne svolge una unica per i Consuntivi 1963 e 1964 e per il preventivo 1965, dove Fontana ribadisce il suo giudizio negativo sull'attività sociale. Con le conseguenti elezioni, nell'aprile 1965, il Consiglio Direttivo subisce il seguente rimpasto:

Il Rifugio Sapienza ultimato

Nel 1965 sono finalmente ultimati anche i lavori relativi all'ala di ponente del Rifugio e l'edificio raggiunge la conformazione definitiva, sostanzialmente simile a quella degli anni '90, prima del rinnovo del bar inferiore. Il costo complessivo è stato di L. 69.222.000, di cui L. 44.184.000 con contributo regionale, L. 5.000.000 con contributo del Comune, L. 700.000 con contributi minori e L. 8.252.000 con fondi della Sezione. Rimane un debito di 11.086.000 che sommato a quello pregresso del 1° lotto di lavori, porta ad un debito consuntivo di L. 15.560.000 più gli interessi passivi che nel frattempo maturano.

Una vicenda assolutamente straordinaria sarà vissuta dal Rifugio nell'aprile del 1983: durante un eruzione, scaturita 4 chilometri più a monte, un braccio di lava si appoggia alla sua parete lato Nord, lo circonda dal lato Est e si riversa quindi nel piazzale sottostante adibito a parcheggio di pullman. L'edificio, dato ormai per spacciato, verrà svuotato da un gruppo di soci di tutto ciò che è asportabile, ma la struttura resiste e, dopo tre anni di interruzione, nel 1986 esso riprenderà regolarmente la sua attività.

Il rustico della Capanna Montagnola, costruito dalla ex Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, era stato in realtà non venduto ma consegnato al C.A.I. nel 1946. Il C.A.I. aveva successivamente acquistato dal cav. Pietro Platania il ″suolo di sedime″, per una superficie di 4.000 mq, con atto del Notaio Gaetano Musumeci, in data 23 luglio 1951. Mai più erano stati definiti i rapporti economici e di proprietà fra l'Amministrazione Finanziaria dello Stato ed il sodalizio. Soltanto il 18 aprile 1990, con un Atto di Definizione di Rapporti fra il presidente dott. Vincenzo Tomasello, ed il Direttore dell'Ufficio del Registro, versando la somma di L. 690.000, di cui L. 200.000 per la costruzione realizzata e L. 490.000 per gli interessi legali maturati, il C.A.I. regolarizzerà qualsiasi rapporto.

Durante l'Assemblea Ordinaria del 1965 Fontana informa i soci, come già più volte aveva fatto in Consiglio, di voler cedere il testimone di presidente. Nell'ottobre del 1965 la sede di trasferisce in via Musumeci, 122 e fra i consiglieri l'arch. Francesco Marchese subentra al sig. Corrado Papale che deve rinunciare per motivi di lavoro.

Il Rifugio Sapienza è senza gestore e lo scoramento investe i vertici della Sezione (Fontana e Montalto), i quali durante la riunione del 19 ottobre ipotizzano di vendere il rifugio per risanare il bilancio sociale, ma i restanti consiglieri prendono tempo e sollecitano ulteriori ricerche, anche a mezzo di inserzioni sulla stampa. Nel marzo 1966 si trova il gestore in un certo sig. Dal Canto Silla, di Treviso, per un canone di L. 5.000.000 annui. Nell'agosto successivo muore Kurt Haeni, ex console di Germania, appassionato alpinista e socio della Sezione per 55 anni. Contemporaneamente si dimette il consigliere Francesco Marchese accusando la dirigenza di 'avere da tempo perso di vista le finalità statutarie del C.A.I.'. Marchese aveva cercato di metter su un gruppo di lavori per la segnatura di sentieri sull'Etna, ma non era stato sufficientemente appoggiato dal Consiglio. Questo decide di presentarsi in blocco dimissionario all'Assemblea dei Soci del 22 ottobre e Fontana ribadisce quanto più volte affermato e cioè che intende cedere la carica. La quota sociale viene portata a L. 6.000 per i soci ordinari.

Dicembre 1966: Nino Montalto presidente

Le conseguenti elezioni del dicembre 1966, con cinque componenti nuovi su nove, portano ad una compagine che è un perfetto connubio fra alcuni elementi giovani con chiari programmi da sviluppare e quattro ″anziani″ che assicurano la continuità con il passato.

Fra i nuovi componenti appare finalmente una donna, Angiola Zanini, che si dedicherà all'organizzazione delle gite estive. Oltre alle Commissioni meramente teoriche (Malato alla Stampa, Amantia alla Tecnica, Ronsisvalle alla Scientifica, Lo Giudice alla Propaganda, vengono affidati due compiti operativi: Pietro Franceschino è il Direttore dello Sci C.A.I., mentre Tony Spampinato ha la responsabilità della squadra agonistica che si è da poco formata.

Il nuovo Consiglio si ritrova nuovamente privato dell'introito del Rifugio Sapienza: Dal Canto Silla già a febbraio, fa sapere che il rifugio non rende. Gli viene abbassato il canone a L. 3.000.000 annui, ma a marzo abbandona il rifugio e fugge letteralmente in alta Italia.

C'è un contatto fra il C.A.I. ed una società formata da un volenteroso gruppo di giovani: Alfio Di Bella, ventinovenne e un di lui fratello; inoltre Vittorio Belvedere, Domenico Alfano ed Alfio La Rosa Il consiglio decide di destinare gli introiti della gestione in parte alla manutenzione dell'immobile ed in parte al ripianamento dei debiti, per i quali si stabilisce un piano di ammortamento in 6 anni. Il contratto con i nuovi gestori viene formalizzato nel settembre 1967, per l'importo di L. 4.000.000 annui per tre anni. Il gruppo perderà per strada alcuni componenti ma, attraverso periodi di luci e di ombre, nonostante un'eruzione vulcanica che minaccerà seriamente il Rifugio e numerosi cambi alla dirigenza della Sezione, due di essi, Alfio Di Bella e Vittorio Belvedere rimarranno a gestire la struttura fino alle soglie dell'anno 2000.

Nell'ottobre 1967 si tenta di riproporre la pubblicazione della Monografia sull'Etna e si forma il primo Consiglio Direttivo dello Sci C.A.I., con Carmelo Sciacco Direttore Amministrativo e Mario Becherucci Direttore Tecnico; componenti: Valvo, Giuseppe Vaccaro, Antonio Garaffo e Tony Spampinato.

Per incrementare il numero di soci, si propongono premi per coloro che ne presentano di nuovi.

L'attività sociale negli anni ′60

Già a partire dalla metà degli anni '50, vi era stata progressivamente in Sezione una modificazione della composizione del corpo sociale. L'attività escursionistica, che aveva raggiunto nell'immediato dopoguerra un grande sviluppo, con l'organizzazione di oltre 20 escursioni l'anno con più di 1.200 partecipanti complessivi, registra un progressivo calo ed alla fine un annullamento quasi totale, quanto meno come fatto organizzativo a livello sociale. Numerosi sono ovviamente i soci che continuano ad effettuare escursioni, organizzandosi in sede o al di fuori di essa, in piccoli gruppi e con mezzi privati. Gli escursionisti diminuiscono e subentra un gruppo sempre più nutrito e affiatato di sciatori da discesa, le cui file si infoltiscono grazie anche alla costruzione sull'Etna, della funivia che dalla zona del Rifugio Sapienza porta fino a quota 2.900, con tappa a quota 2.500 ed all'installazione dei primi rudimentali impianti di risalita. Grazie a questi mezzi meccanici, lo sci da discesa diventa negli anni '60 uno sport di gran moda e provoca, con il fisiologico ritardo rispetto alla cerchia alpina, un vistoso fenomeno consumistico; con il consueto contorno costituito dalla commercializzazione di modelli sempre più tecnici e sofisticati di sci, di attacchi, di scarponi e di un abbigliamento sempre più ricercato.

I ″legni″ cessano di essere tali e i nuovi sci vengono costruititi dapprima con il cuore in listelli di legno e con rivestimento esterno di metallo leggero o di resina sintetica.In seguito tutta la struttura viene realizzata con molteplici materiali sintetici frutto di ardita ricerca tecnologica. Per quanto riguarda gli scarponi, il cuoio, non più con i lacci, ma con i ganci,viene utilizzato ancora fino ai primi anni ′70. Poi scompare del tutto, sostituito da scafi sempre più alti e fasciati, costruiti con coloratissime resine sintetiche. A fianco del fenomeno ″moda″, che riempie le piste soprattutto durante il fine settimana, si mantiene e si amplifica il fenomeno ″agonistico″, che, comparso in termini pionieristici negli anni ′30, aveva raggiunto negli anni ′50 uno sviluppo consistente. Nell'ambito del C.A.I., a fianco del gruppo di sciatori uomini, viene addirittura creato a metà anni'50 un Gruppo femminile denominato Sci C.A.I. Katana, affidato alla socia Ena D'Amico.

A metà degli anni ′60 la scena sciistica etnea è ricca di protagonisti: quattro Sci Club si contendono accanitamente medaglie, coppe e trofei. Su tutti lo Sci Club Sicilia, nato nel 1951, ma non sfigurano lo Sci Club Monti Rossi, presieduto da Mimmo Signorelli, lo Sci C.A.I. Catania, il più vecchio di tutti, fondato nel 1947 e la Centrale Sottomarina. Gli atleti più forti, validi a livello regionale, sono Franco Sabbia ed Edy Strickner, ma gareggiano con onore i fratelli Giuseppe e Pietro Tomasello, Tony Spampinato, Fabrizio Geraci, Antonio Spina, Cesare Santuccio, Aldo Poli, Franz Zipper e tanti altri.

Matrimoni e divorzi

Alla finedegli anni ′60 nasce il fenomeno delle ″fusioni″ fra Sci Club, con la speranza di ottenere una struttura più solida dal punto di vista economico e logistico e di acquisire maggiore forza all'interno della F.I.S.I.

Nel febbraio 1968 il consigliere Carmelo Sciacco informa di avvenuti contatti fra lo Sci C.A.I. Catania e lo Sci Club Monti Rossi per giungere ad una eventuale fusione. Lo Giudice fa notare che sarà necessario armonizzare il nostro Regolamento Sezionale, ed in particolare l'art.45, con il Regolamento che la F.I.S.I. esige sia adottato dalle società affiliate. Così, in vista della grande fusione, nel marzo 1968 l'Assemblea delibera la modifica dell'art. 45 del Regolamento Sezionale. La nuova formulazione così recita: I Gruppi sono retti da un Direttivo composto da un Presidente, che sarà il Presidente della Sezione, da un vicepresidente-Direttore e da alcuni consiglieri, liberamente eletti dai membri del Gruppo, secondo il proprio regolamento e convalidati dal Consiglio Sezionale.

Alla stessa Assemblea, cui partecipano appena 24 soci, si constata con amarezza che il corpo sociale non cresce; i soci per il 1967 sono stati infatti 195, di cui 95 ordinari e 100 aggregati o E.S.C.A.I. Seguono le elezioni sociali che portano al seguente Consiglio Direttivo:

Al segretario consigliere Pippo Paratore, che ritiene di poter dedicare poche energie alla carica, si affrancano due vicesegretari: i giovani Domenico Condarelli, speleologo e Mario Becherucci, sciatore.

Nel frattempo, nel 1968, la Regione mette in cantiere la costruzione di quattro nuovi rifugi sull'Etna, sostituendosi per la prima volta al C.A.I. in questa benemerita attività:

Ci si accorge che il Rifugio Torre del Filosofo sta sorgendo in parte su terreno di proprietà della Sezione e Montalto scrive alla Regione. Questa incarica l'Ufficio Tecnico Provinciale di effettuare dei controlli, ma l'argomento non viene più ripreso, nè affrontato. In Consiglio si rammenta che la Sezione ha 15.000.000 di debiti nei confronti di alcuni soci (in gran parte verso il past presidente Paolo Fontana). Si rinnova alla guida Peppino Strano la gestione del Rifugio Citelli, per l'importo di L. 1 000 000 per 5 anni, ma contro l'anticipo di L. 500.000 subito affinchè la Sezione possa effettuare dei lavori alla struttura. Mimmo Signorelli, radiato nel 1956, chiede la riammissione al C.A.I.

Nel dicembre 1968 si apprende della scomparsa del past presidente Umberto Franzina. Si dimettono da consigliere Emanuele Lo Giudice e gli subentra Litterio Pappalardo, e da segretario Pippo Paratore, che cede il posto a Mimmo Condarelli, mantenendo la carica di consigliere. Condarelli comunica in Consiglio la ricostituzione del Gruppo Grotte, già formato nel 1948 con il nome di Gruppo Speleologico.

Nel corso del 1969 gli argomenti di discussione in Consiglio sono un progetto di ampliamento del Rifugio Sapienza, la sdemanializzazione della metà di ponente dello stesso edificio (la ex casermetta della Milizia) e un progetto che circola all'Ente Provinciale del Turismo relativo alla creazione di un Parco dell'Etna. La durata delle cariche sociali continuano ad essere di due anni ed a marzo 1970 si svolgono nuove elezioni, che confermano essenzialmente il nucleo che costituisce da alcuni anni il Direttivo:

Fra i primi atti del Consiglio, la definitiva rinuncia alla stampa della Monografia sull'Etna, in quanto il preventivo presentato dalla Casa Editrice è inavvicinabile.

Ma giunge il momento della seconda e più importante iniziativa relativa allo sci agonistico: nel giugno 1970 gli accordi per la fusione fra lo Sci Club Etna che ha come leader Natale Nicotra, e lo Sci C.A.I. Catania, il cui direttore è il dott. Vincenzo Tomasello, sono pressochè definiti e vengono presentate in Consiglio le condizioni reciprocamente concordate:

  1. che 5 membri dello Sci Club Etna entrino nel Consiglio Direttivo Sezionale che viene portato da 9 a 15 componenti. Ciò varrà soltanto per il biennio in corso. Successivamente il numero ritornerà a nove.
  2. che nel Consiglio dello Sci C.A.I. vi siano 7 componenti di provenienza Sci Club contro 4 di provenienza Sci C.A.I.
  3. che alla scadenza di un anno dalla fusione venga consegnata al C.A.I. la Capannina in località Monumentino Cagni.

Il Consiglio le approva e le sottopone per l'approvazione all'Assemblea Generale dei Soci, svoltasi nel giugno 1970, i quali sono chiamati a modificare gli articoli 17 (cariche sociali) e 24 (composizione del consiglio), del Regolamento Sezionale. Durante la riunione di Consiglio Direttivo del 24 luglio si da il benvenuto ai nuovi consiglieri:

a Giuseppe Vaccaro subentra il dott. Antonio Garaffo

Nel 1970 muore l'ing. Alfio Amantia. Durante la commemorazione che gli sarà tributata durante le manifestazioni del Centenario sarà consegnata a suo figlio una targa con la frase: Non c'è rifugio sull'Etna che non porti la sua firma. Nell'ottobre dello stesso anno si trasferisce la sede da Via Musumeci 112 a Via Napoli 116.

Al Rifugio Citelli il gestore Peppino Strano rinuncia alla conduzione e viene sostituito dapprima dal sig. Santo Torrisi per un canone di L. 800.000 per tre anni, ma anche questo accordo va presto in fumo e un anno dopo subentra il sig. Leonardi di Zafferana. Nel novembre 1970, passati 5 mesi dalla fusione già emerge in Consiglio qualche divergenza: il consigliere Natale Nicotra propone di concedere la tessera F.I.S.I. a tutti i soci, ma la proposta viene respinta.

In Sezione si forma un Gruppo campeggiatori e roulottisti, capeggiato dal tipografo Pippo Di Maria, che si affianca ai Gruppi Grotte e Sci C.A.I..Nel dicembre 1970 in Consiglio vengono così approvati i Regolamenti di tutti etre i Gruppi. Grazie alla fusione con lo Sci Club Sicilia il corpo sociale subisce un'impennata: i soci sono adesso ben 550. Ma l'accordo tra i due gruppi di sciatori ha vita breve e già dopo un anno mostra la corda. Sigfrido Zipper, subentra all'ing. Nino Montalto alla presidenza per operare un tentativo di mediazione e conciliazione, ma, eletto il 20 dicembre 1971, si dimette dopo appena sette mesi. Il 4 luglio 1972 viene eletto presidente Mario Maugeri, già vice di Zipper, che guiderà la Sezione fino al 1978.

I due gruppi si contendono le principali cariche sociali nelle elezioni del maggio 1973. In una lettera aperta ai soci del maggio precedente, il segretario uscente Filippo Massari propone una radiografia della Sezione: scrive di debiti nei confronti di diversi fornitori e di ulteriori necessità di manutenzione dei Rifugi. Poi precisa che il corpo sociale ha in quegli anni una forza di circa 600 soci, di cui oltre un quarto di nuova associazione. Dei soci che hanno una qualche attività all'interno del sodalizio, e dei quali si può quindi individuare la predisposizione, 1'82% è costituito da sciatori, 1'11% da speleologi ed il 7% da amatori di altre attività. Le elezioni, svoltesi in un clima di grande contrapposizione, nonostante ulteriori tentativi di mediazione, vedono il prevalere della lista di provenienza Sci C.A.I. su quella di estrazione Sci Club Sicilia.

Il gruppo perdente non accetta con sportività la sconfitta e l'estate 1973 vede un susseguirsi di azioni poco eleganti, tendenti al recupero della dote che ciascuno degli sposi aveva portato in questo matrimonio andato a monte. L'11 giugno il Consiglio Direttivo radia Natale Nicotra, mentre altri sei soci (Ignazio Morfino, Carmelo Sciuto, Santi Fichera, Roberto Panarello, Giuseppe Lo Presti e Antonio Garaffo) vengono querelati per delle presunte sottrazioni di materiali per l'attività sciistica. Infine il 26 ottobre ne vengono sospesi altri quattro per un anno (Achille Preda, Filippo Rosolia, Turi Bonaccorso e Pippo Di Maria). Alla fine del 1973, la Sezione, le cui file si sono paurosamente assottigliate, si ricompatta e si prepara a festeggiare il centenario, nominando un'apposita Commissione.

Dopo una lunga procedura, iniziata da Nino Montalto, poi seguita da Sigfrido Zipper e Mario Maugeri, l'Assessorato Regionale al Turismo concede alla Sezione un contributo a fondo perduto di 21.000.000 di lire che servirà a effettuare alcuni lavori al Rifugio Sapienza: ampliamento del bar al piano rialzato, installazione di un gruppo elettrogeno, rifacimento della facciata, rinnovo parziale delle attrezzature. Nello stesso tempo la Sezione perde però l'agibilità del locale annesso al Rifugio sul lato ovest, detto dapprima 'pizzeria' e poi 'caminetto', il cui tetto si sfonda nell'inverno 1972-73.

Il Rifugio Citelli viene concesso in affitto ad un nuovo gestore, che ne cura le riparazioni ed il riattamento.

Si fissano le quote sociali per il 1974, con i seguenti importi:

specificando che esse sono uniche per C.A.I. e Sci C.A.I. La precisazione in questione è sintomatica di una situazione anomala che vede un gruppo all'interno della Sezione talmente preponderante come forza numerica e potere acquisito da doversi chiarire che, ai fini della quota sociale, non vi è differenza alcuna fra l'appartenenza all'uno o all'altro o ad entrambi.

Anche la squadra agonistica ha subìto le conseguenze della spaccatura e adesso lo Sci C.A.I., ridotto nelle forze, si deve riorganizzare.

Ma nuovi soci si dedicano al sodalizio, organizzando la Scuola Sociale di Sci: Dante Bechi, Salvo Calanna, Alfio Cariola, Alfredo Diolosà, Ciccio Galeano, Salvo Nicotra, Giorgio Pace, Anita Parmesani, Tony Spampinato e Peppino Vaccaro. Il Gruppo Grotte, organizza un campo speleologico sui Monti Alburni, partecipa ad un Congresso Internazionale a Olomouc in Moravia e svolge il 2° Corso Sezionale di Speleologia.

Le guide alpine si rendono autonome

La storica vicenda delle Guide Alpine, si evolve con la creazione, nel xxxx del Consorzio Nazionale Guide e Portatori. In breve il consorzio si organizza anche in Sicilia e nascono i Comitati regionali, fra cui anche il Comitato Siculo, che nel 1967/68 ha sede a Catania, in Piazza Cappellini 12, ed è organizzato e presieduto da Filippo Perciabosco.

Sono gli ultimi anni che vedranno l'impiego delle guide secondo la maniera classica, vecchia di oltre un secolo. Il tariffario emesso in quegli anni prevede ancora lo svolgimento delle escursioni su specifica richiesta e prenotazione del turista escursionista, senza l'impiego di alcun mezzo meccanico.

Per esempio, per essere guidati ″dal Rifugio Sapienza al Cratere Centrale con pernottamento all'Osservatorio e ritorno, con visita alla Valle del Bove″, accorrono L.16.000. Sono previste anche le affascinanti ″traversate″: ″dal Rifugio Sapienza al Cratere Centrale con pernottamento all'Osservatorio e discesa via Pineta di Linguaglossa, rifugio S.U.C.A.I./Conti, Linguaglossa″ con la tariffa di L. 20.000. Stesso prezzo per scendere a Fornazzo, via Rifugio Citelli e bosco della Cubanìa. Durante il periodo invernale le tariffe sopraindicate subiscono un aumento del 20%. Ogni guida non potrà accompagnare più di nove persone nel periodo estivo e non più di quattro in quello invernale. Nel Tariffario firmato dal presidente Perciabosco, sono previste altresì i casi di utilizzo di un semplice Portatore, di servizio di pronto soccorso, di cattivo tempo e sconti per i soci del C.A.I. e dei Club Alpini esteri. Peppino Strano di Zafferana è indicato ancora come gestore dei Rifugi Citelli e Menza, mentre per il rifugio Conti ci si deve rivolgere alla Sezione C.A.I. di Linguaglossa.

Per usufruire del servizio delle Guide, bisogna dare avviso, telegrafando almeno un giorno prima al Capo delle Guide Vincenzino Barbagallo a Nicolosi.

Il Trofeo Orazio Càtera

Un grande montanaro, Orazio Càtera (1900-xxxx) settantaquattrenne, socio della Sezione dal 1925, decide di dare un fattivo contributo alla promozione dell'escursionismo e organizza a sue spese nel 1974 il 1° Trofeo che porta il suo nome, consistente in una Marcia di regolarità in montagna per squadre di tre concorrenti. Il Trofeo viene assegnato per un anno alla Società, all'Ente o al Corpo Militare della squadra vincente e deve essere restituito dopo 12 mesi, alla Sezione, che lo rimetterà nuovamente in palio. Si aggiudicano la competizione, in nome della stessa Sezione, i giovani Alfredo Diolosà, Franz Zipper e Giuliana Tomasello.

La gara viene ripetuta, come 2° Trofeo, nel giugno 1975, l'anno del centenario della Sezione, sul percorso Rifugio Sapienza (Caminetto), monte Castellazzo, Monte Nero degli Zappini, Monte Rinatura, Piccolo Rifugio, Cisternazza, selletta est della Montagnola, Monti Calcarazzi, Monte Silvestri superiore, Caminetto, per complessivi km 8. Sono previsti 3 controlli cronometrici a quota 2.240, alla Cisternazza ed a Monte Silvestri superiore. Ad ogni squadra concorrente sarà dato soltanto al momento del via un ruolino di marcia che dovrà essere rispettato, senza ricorrere alla corsa o alla sosta. Un punto per ogni secondo di ritardo sui tempi per le tre frazioni porterà ad una somma di penalizzazioni che consentirà di stilare la graduatoria finale.

Le manifestazioni del Centenario

I cento anni della Sezione, compiuti il 24 aprile 1975, coincidono con il trasferimento della Sezione dalla sede di Via Napoli 116 a quella di Via Amore 4 e vengono festeggiati degnamente con due manifestazioni. Dal 24 al 30 agosto il Gruppo Grotte organizza la Settimana Speleologica, con il patrocinio del Comitato Scientifico Centrale del C.A.I. e della Società Speleologica Italiana. Il Comitato Organizzatore è composto da Giuseppe Licitra, Direttore del Gruppo, Mimmo Condarelli, Armando Di Paola, Giancarlo Santi e Giuseppe Sperlinga.

La settimana prevede una Mostra del Manifesto Speleologico, tre escursioni in grotte laviche, un'ascensione al Cratere e due giornate di Seminario. Alla manifestazione partecipano 15 associazioni speleologiche. Gli atti del Seminario vengono raccolti e pubblicati in un volume di 260 pagine, che comprende relazioni di Alfred Rittmann, Wood, Peterson, Swanson, Ollier, Montoriol-Pous, Se Mier, Pasquini, Greeley, Lucrezi, Brunelli, Scammacca, Caruso, Picone, Cucuzza Silvestri, Cavallaro, Licitra.

La manifestazione è preceduta a luglio dalla pubblicazione, a cura di Blasco Scammacca e Fabio Brunelli, del 1° Contributo di 25 grotte del Catasto delle Grotte vulcaniche di Sicilia. Esso comprende le prime 25 grotte fra cui le famose Grotte delle Palombe, dei Tre Livelli, degli Archi, dell'Intralìo e dei Lamponi.

Dal 4 al 11 ottobre si svolge infine a Catania 187° Congresso Nazionale del C.A.I., il terzo organizzato dalla Sezione dopo quelli del 1880 e del 1937.

Sabato 4, nei locali della Sezione, ha luogo una riunione di Consiglio Centrale, con la presenza del Presidente Generale sen. Giovanni Spagnolli. L'indomani, dopo una cerimonia inaugurale al rifugio Sapienza, si svolgono al palazzo dell'E.S.A. in Piazza San Domenico, i lavori congressuali aventi per tema ″L'Etna montagna viva″, con le relazioni dei soci:

Nei giorni successivi vengono messe a disposizione dei partecipanti, un'ascensione al Cratere con Traversata dell'Etna e gite a Taormina, Siracusa, Piazza Armerina e Agrigento, mentre il socio prof. Alfredo Rittmann tiene una conferenza su ″I fenomeni vulcanici″. Grazie anche al prestigio della Sezione e personale ottenuto, il presidente Mario Maugeri viene eletto Consigliere Centrale; carica che terrà dal 1976 al 1979 subentrando al palermitano Nazareno Rovella nel più alto consesso del C.A.I. Fra i presidenti catanesi, soltanto Raffaello Vadalà Terranova aveva retto il prestigioso incarico dal 1939 al 1940 e dal 1946 al 1952.

Conclusione

L'Associazione entra così nel secondo secolo di vita, superata per anzianità, nella città di Catania, soltanto dalla prestigiosa Accademia Gioenia di Scienze Naturali.

Nei primi settant'anni della sua esistenza essa ha rappresentato e monopolizzato il rapporto della città con la propria montagna: ne ha costruito i rifugi alpini, ne ha formato ed organizzato le guide, ne ha battezzato i neonati crateri. I suoi soci hanno battuto qualsiasi sentiero, hanno imparato a conoscere ogni asperità, ogni passaggio, ogni avvallamento.

Poi, a poco a poco, la nascita delle due stazioni sciistiche e la conseguente diffusione degli sport della neve, la creazione e l'ampliamento delle strutture di enti statali e regionali e l'arrivo di reparti delle Forze dell'Ordine specializzati per l'alta montagna, ne hanno limitato lo spazio di azione, riportandolo a quello, naturale, della frequentazione volontaria della montagna, ad esclusivo scopo di diletto.

Cosa trasmettono i soci dei primi cent'anni a quelli del secondo secolo di vita? Un grandissimo patrimonio morale, costituito dall'esperienza e dall'entusiasmo maturati in milioni di giornate trascorse in montagna e un non piccolo patrimonio materiale, costituito da un rifugio albergo, il Sapienza, che con i suoi ricavi faciliterà la gestione del Sodalizio e due rifugi alpini, il Menza ed il Citelli, mai fonte di guadagni, ma emblematico simbolo della grande funzione del Club Alpino Italiano in montagna.